Stavolta l’infamante accusa di “biscotto” (per i non calciofili: risultato concordato) ai Mondiali è toccata ad Algeria e Austria, per il 3-3 di sabato 27 giugno a Kansas City con cui entrambe si sono qualificate alla seconda fase del torneo. L’altalena delle marcature, in effetti, ha alimentato i sospetti. Per due volte il vantaggio austriaco cancellato dagli algerini nel giro di pochi minuti, poi il contrario nel recupero: l’Algeria va avanti con Mahrez al 93’, l’Austria la raggiunge con Kalajdzic al 96’. Pareggio provvidenziale: ciascuna delle due, perdendo, sarebbe finita tra le quattro peggiori terze classificate dei gironi, e sarebbe tornata a casa. Così invece è rimasto fuori l’Iran.

Qualche sospetto è legittimo, ed è curioso che questo riguardi, 44 anni dopo, due delle protagoniste (sia pure con ruoli ben diversi) del cosiddetto “biscotto di Gijon”, forse la capostipite e certo la più famosa delle partite dubbie. All’epoca, però, l’Algeria ne fu la vittima. L’accordo che la estromise dai Mondiali di Spagna del 1982, se davvero vi fu, intervenne tra l’Austria e la Germania Ovest. Su RaiPlay Sound, nella sezione “Storie di sport”, è possibile riascoltare la radiocronaca della partita fatta da un maestro del genere, Sandro Ciotti: dalle sue parole si evince che già nel primo tempo tutti avevano capito l’andazzo, compreso il pubblico sugli spalti. Del resto anche la telecronaca Rai di Bruno Pizzul denunciò lo scandalo in diretta.

Tre squadre alla pari

Molti non lo ricordano più, ma in quel caso, tra l’altro, non fu un pareggio, bensì una vittoria dei tedeschi per 1-0. Perfetta, però, per portare entrambe le squadre al secondo turno. L’Austria era a 4 punti nel girone grazie a due successi contro la stessa Algeria e il Cile (all’epoca la vittoria valeva due punti). Gli algerini nel primo turno avevano sconfitto a sorpresa la Germania per 2-1, e dopo lo stop con gli austriaci avevano raggiunto a loro volta i 4 punti battendo 3-2 il Cile alla vigilia del “biscotto” di Gijon: solo dopo quell’episodio sarebbe stato introdotto l’obbligo di disputare in contemporanea le partite finali di ogni girone.

Quindi i tedeschi dovevano vincere per raggiungere le altre due squadre a 4 punti: “La Germania è chiamata a tentare una sorta di Anschluss se non vuole tornare a casa”, ironizzò in avvio di commento Sandro Ciotti col suo stile sempre colto e originale, “pare comunque che non arbitri Bismarck”. All’Austria invece andava bene anche perdere con uno o due gol di scarto per passare il turno grazie alla differenza reti, che penalizzava l’Algeria. E questo fu quello che accadde.

Molti lo temevano: “Gli algerini sospettano che la partita sia in qualche modo pilotata, ma non lo crediamo”, disse Ciotti prima del fischio d’inizio. Si dovette presto ricredere. La Germania, uno squadrone con campioni come Rummenigge, Briegel, Stielike, partì veemente e dopo dieci minuti era già in vantaggio: cross di Littbarski e colpo di testa vincente di Horst Hrubesh.

Un'immagine di Sandro Ciotti: il grande giornalista Rai è morto nel 2003 a 74 anni
Un'immagine di Sandro Ciotti: il grande giornalista Rai è morto nel 2003 a 74 anni
Un'immagine di Sandro Ciotti: il grande giornalista Rai è morto nel 2003 a 74 anni

Proseguendo con quel ritmo, i tedeschi avrebbero potuto vincere più ampiamente e condannare l’Austria all’eliminazione; o magari aprirsi alla reazione avversaria e rischiare il pareggio. Insomma, una partita vera avrebbe potuto regalare qualche sviluppo favorevole all’Algeria. Invece il gol di Hrubesh ebbe l’effetto di congelare la situazione. Da quel momento, per 80 minuti più recupero i passaggi all’indietro furono molti più di quelli filtranti, le azioni pericolose praticamente zero, le emozioni pure.

Nel prezioso documento sonoro di RaiPlay si percepisce il nervosismo crescente del radiocronista, che va di pari passo con quello del pubblico: “Sembra quasi che l’Austria voglia portare fino in fondo questo 0-1 che le garantirebbe la qualificazione”, osserva Ciotti verso il 35’, “e quindi non disturbare il cane che dorme”. Pochi secondi dopo partono i fischi dagli spalti. “È veramente noiosa, questa partita”, si lamenta il giornalista Rai prima della fine del primo tempo, per poi aggiungere, quando l’arbitro sospende il gioco, che “il pubblico è indignato per lo spettacolo che è costretto a vedere”.

Nel secondo tempo le cose non cambiano. L’Austria tiene palla ma non affonda, Ciotti parla di “melina gigante”. Qualche raro calcio d’angolo dei tedeschi finisce tra le braccia del portiere Koncilia, senza che Rummenigge e compagni lo disturbino neppure. “Anche ai tedeschi il risultato va bene”: di certo però non va bene agli spettatori, che protestano sempre più rumorosamente. In campo solo noia, sugli spalti succede di tutto: bandiere bruciate, cori “Algeria, Algeria” o anche “fuori, fuori”. A tratti è persino difficile sentire il desolato racconto del commentatore, che a sua volta sottolinea i “fischi, mugugni e boati di disapprovazione degli spalti che non ne possono più di questo spettacolo irridente”. Deve intervenire addirittura la polizia per scongiurare un’invasione di campo per protesta.

“Siamo alla farsa”

Col passare del tempo, anche nello spazientito Ciotti prevale il sarcasmo, e davanti ad alcuni errori clamorosi decreta che “a questo punto il sospetto di una gara pilotata è legittimo”. La descrizione del gioco non ha più senso, ormai è una meta-cronaca: “Mancano dieci minuti alla conclusione qui a Gijon – avverte – e abbiamo l’impressione che potranno apparire come dieci secoli, sia a noi che agli ascoltatori che con pazienza, forse, ci staranno seguendo. Siamo arrivati all’assurdo di Breitner che, lanciato in una posizione da cui avrebbe potuto scattare, è tornato indietro”. Nessuno dei giocatori in campo sembra sottrarsi alla recita, tranne forse – secondo Ciotti – Walter Schachner, l’attaccante austriaco allora del Cesena: “Tutti camminano sul campo anziché correre, siamo alla farsa. Sarà molto difficile convincere chi ha visto questo strano spettacolo che non ci sia un copione deliberato”.

Lo sconforto conduce a riflessioni molto amare: “C’è da vergognarsi anche di fare questo nostro strano mestiere, descrivendo azioni di squadre che non vogliono molestarsi. È un lavoro per cui veniamo pagati ed è giusto farlo, ma sono pagati anche i giocatori e soprattutto hanno pagato gli spettatori e i teleutenti”.

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Algeria-Austria del 27 giugno: uno strano pareggio che ha alimentato i sospetti (foto Epa/Kontras)

Nelle fasi finali, l’unico brivido della radiocronaca riguarda un momento in cui Ciotti si lamenta perché un suo collega straniero gli si è piazzato davanti e per un po’ gli impedisce di vedere il campo. Ma tanto non c’è nulla che valga la pena vedere: “Ormai siamo alla pochade”. Quando finalmente arriva la fine, il giornalista afferma che “il fiscalismo tattico nel calcio non è più una sorpresa, ma ci pare che in questa partita si siano oltrepassati i limiti”. Anche Franco Melli, inviato del Corriere dello Sport intervistato da Ciotti prima della chiusura del collegamento, parlerà di “messinscena riprovevole e vergognosa. Sarebbe stato giusto che si qualificasse l’Algeria. C’è modo e modo di fare teatro nel calcio”.

Quando, sabato scorso a Kansas City, l’Algeria ha segnato il 3-2 all’Austria al 93’, i telecronisti hanno parlato di una “vendetta dopo 44 anni”. Ma il pareggio austriaco all’ultima azione ha ridato fiato a chi invece pensava che stavolta anche la nazionale nordafricana si sarebbe adattata al detto per cui è “meglio due feriti che un morto”. Ne ha fatto le spese l’Iran. In ogni caso, spesso il biscotto non porta molto bene: ritornando al 1982, dopo quella pagina poco onorevole, nel successivo gironcino a tre l’Austria rimedierà una sconfitta con la Francia e un pareggio con l’Irlanda del Nord, uscendo dalla competizione. La Germania Ovest continuerà invece il suo cammino nel Mondiale fino alla finale di Madrid: solo al Bernabeu troverà la sua punizione, per mano dell’Italia di Paolo Rossi e Bearzot.

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