L’università di Oristano è pronta a festeggiare 30 anni di lezioni
Il presidente Gianvalerio Sanna: «Tante difficoltà, non è facile far riconoscere i diritti di un territorio che non è trainante dal punto di vista economicoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Trent’anni non sono nulla; a Bologna e Padova ad esempio si va oltre i mille, Cagliari e Sassari sui 400 anni. La storia dell’Università di Oristano viaggia però su altri canali, altri mondi, altre difficoltà. Perché, come dice Gianvalerio Sanna, presidente del Consorzio Uno (ente nato nel 1994 per la Promozione degli studi universitari, con un’intesa tra la Regione e la Provincia di Oristano, <con l’obiettivo di favorire lo sviluppo sociale, economico e culturale dell’Oristanese attraverso l’istituzione e la gestione di una sede universitaria degli Atenei di Cagliari e di Sassari>) <Trent’anni di difficoltà non sono pochi; non è facile far riconoscere i diritti di un territorio che non è trainante dal punto di vista economico>.
La chiave infatti, è tutta in quella parola: economia. Perché Oristano quanto a storia non è seconda a nessuna, posizione geografica invidiale ma quanto a economia zoppica. E se zoppica la ricchezza di un popolo, il resto (demografia ad esempio, o servizi) purtroppo resta indietro. Proprio per questo, l’università di Oristano che a gennaio 2027 compie 30 anni taglia un traguardo di tutto rispetto.
La storia
<Le prime lezioni universitarie, cui partecipano 25 iscritti, si tengono ad Oristano nel gennaio 1997, in un’aula dell’Istituto Tecnico Commerciale 2 – si legge nel sito di Consorzio Uno - Nel 1996-1997 vengono infatti attivati i corsi di diploma universitario in Economia e Gestione dei servizi turistici e in economia e amministrazione delle imprese (entrambi dell’Università di Cagliari). Nel 1999-2000 i primi due vengono affiancati dai corsi in Biotecnologie industriali (Università di Cagliari), in Viticoltura ed enologia e in Tecnologie alimentari (Sassari)>. Da diploma universitari si passa a corsi di laurea triennale; alcuni poi vengono chiusi a altri aperti (Conservazione e restauro dei beni culturali o Scienze ambientali delle acque Interne e lagunari).
<Nel 2004-2005 proprio il corso in Conservazione e restauro dei beni culturali viene sostituito dal curriculum di Archeologia subacquea del corso di laurea in Scienze dei beni culturali; il corso in Scienze ambientali delle acque interne e lagunari, concluso il suo ciclo, non viene più attivato. L’Università di Cagliari istituisce in via sperimentale il primo ciclo del corso di laurea specialistica in Economia manageriale, che rimane in vigore per il solo primo ciclo>. Poi arriva Tecnologie viticole enologiche alimentari e nel 2010-2011 anche Archeologia subacquea e dei paesaggi costieri della Scuola di specializzazione in Beni archeologici Nesiotikà (un unicum nel panorama nazionale).
Poi inizia il corso di laurea magistrale in Qualità e Sicurezza dei Prodotti Alimentari del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari mentre il corso di laurea in Biotecnologie Industriali viene trasformato in curriculum in Biotecnologie Industriali e Ambientali del corso di laurea in Biotecnologie della Facoltà di Biologia e Farmacia dell’Università di Cagliari.
Oggi
Quest’anno i corsi sono sei: Biotecnologie marine e degli ecosistemi acquatici, Progettazione e gestione delle destinazioni turistiche, Progettazione e gestione degli eventi e del turismo culturale, Viticoltura ed enologia, Orticoltura e Florovivaismo e infine Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici (le iscrizioni ai corsi sono ancora aperte). Dal 1997 a oggi oltre 1.450 studenti hanno conseguito la laurea triennale e 200 il diploma di specializzazione.
L’importanza
«La presenza della sede universitaria di Oristano ha consentito a ragazze e ragazzi di questa regione di studiare tematiche uniche nel panorama formativo sardo e di costruire le competenze per avviare il proprio percorso professionale – spiega Andra Santucciu, vicepresidente di Consorzio Uno – La scelta di concentrare su Oristano dei corsi, unici in Sardegna ma strettamente connessi con le caratteristiche del sistema produttivo oristanese, ha reso questa sede universitaria una vera infrastruttura di servizio, a supporto dello sviluppo locale, e non un semplice agglomerato di aule lontane un centinaio di chilometri dalle sedi centrali>. Santucciu sottolinea inoltre come <La relazione con le imprese, i professionisti, le istituzioni costituiscono la cifra di questa esperienza, garantendo alla Accademia un’occasione costante di confronto con la realtà produttiva e uno stimolo per coloro che dall’Accademia traggono le condizioni per la crescita e lo sviluppo. Tutto questo è stato possibile grazie alla volontà delle istituzioni locali e dei consorziati tutti, che hanno garantito quella capacità di rivendicazione che ha sostenuto le scelte strategiche dell’Amministrazione regionale, alle capacità degli amministratori che, è bene sempre ricordarlo, operano a titolo completamente gratuito, alla dedizione e alla professionalità degli operatori che quotidianamente garantiscono non solo gli aspetti organizzativi e logistici dell’attività universitaria ma, specialmente, quell’atmosfera di condivisione e di socialità che qualificano in maniera significativa questa nostra realtà>.
Le sfide
In attesa che il prossimo anno accademico venga aperto anche il corso in Infermieristica con 50 posti, <Rimangono da fare ancora tante cose, prime fra tutte la disponibilità di servizi abitativi a basso costo e alta qualità per gli studenti fuori sede, oltre alla grande sfida del calo demografico dell’Isola, che ridurrà il numero dei potenziali studenti, e con la quale le Università isolane stanno facendo già i conti. L’augurio è che i prossimi 30 anni vedano il Consorzio continuare questa strada con lo stesso spirito di servizio e la stessa cura verso i propri studenti che lo hanno contraddistinto nei primi 30 anni>, conclude Santucciu.
