Il «più grande Mondiale della storia». Il parere di Gianni Infantino sull’ultima competizione calcistica planetaria organizzata dalla Fifa, associazione di cui è presidente dal 2017, non difetta di entusiasmo.

E rasenta il ridicolo quando, pochi giorni dopo la fine del circo, attacca a testa bassa chi, «consumato dall’odio», scrive proprio così, «si è perso tutta quella gioia e quel senso di appartenenza» dati dallo «spettacolo più bello del mondo». E alle persone che «dietro le loro penne e i loro fogli, dietro i loro schermi, diffondono odio e false voci», aggiunge, «voglio dire che mentre voi state seduti in disparte, noi della Fifa siamo in prima linea a organizzare, a lavorare sodo e a offrire lo spettacolo più bello del mondo. Mentre voi dividete, noi uniamo. Le persone si sono riunite come famiglie, come tifosi, come un unico popolo».

La Spagna campione del mondo 2026 (EPA/CHRISTOPHER NEUNDORF)
La Spagna campione del mondo 2026 (EPA/CHRISTOPHER NEUNDORF)
La Spagna campione del mondo 2026 (EPA/CHRISTOPHER NEUNDORF)

Iperuranio

L’auto incensazione non è finita. Perché questo meraviglioso mondo parallelo dell’autoproclamato monarca del calcio mondiale è andato in scena grazie «ai governi dei tre Paesi ospitanti e al loro straordinario contributo», certo, ma anche «grazie alla Fifa e al suo fantastico team che lavora per voi». E che dire delle «decisioni arbitrali ‘discutibili’ o provvedimenti disciplinari ‘strani’, come per esempio cartellini rossi o gialli potenzialmente errati o successive decisioni di non squalificare i giocatori in determinate situazioni?» Nulla, se non che «sono all’ordine del giorno e ampiamente accettate in alcuni dei campionati più importanti del mondo».

Ecco il grottesco, cui si aggiunge il commento finale: «Questa Coppa del Mondo ha celebrato il meglio dell’umanità».

Folarin Balogun, attaccante degli Usa: la sua squalifica per l'espulsione è stata sospesa prima del match degli ottavi di finale tra Stati Uniti e Belgio (EPA/BENJAMIN FANJOY)
Folarin Balogun, attaccante degli Usa: la sua squalifica per l'espulsione è stata sospesa prima del match degli ottavi di finale tra Stati Uniti e Belgio (EPA/BENJAMIN FANJOY)
Folarin Balogun, attaccante degli Usa: la sua squalifica per l'espulsione è stata sospesa prima del match degli ottavi di finale tra Stati Uniti e Belgio (EPA/BENJAMIN FANJOY)

Signorsì

In troppe righe (tacere spesso è meglio), Infantino dimentica il totale asservimento dell’autorità calcistica, il suo in particolare, al presidente degli Stati Uniti, onnipresente alle cerimonie, in campo anche dopo la finale e alla premiazione della squadra vincitrice (la Spagna), al quale il numero 1 del pallone mondiale ha pure consegnato il premio Fifa Peace Prize (mah); l’esclusione dell’arbitro somalo Omar Artan dalla competizione dopo la decisione delle autorità statunitensi di respingerlo all’aeroporto di Miami; l’incredibile vicenda del centravanti statunitense Folarin Balogun, cui su richiesta di Trump è stata tolta la squalifica di una giornata inflittagli per l’espulsione nel match contro la Bosnia-Erzegovina (vinta 2-0 dagli Usa) proprio in vista degli ottavi contro il Belgio (che però ha vinto 4-1), episodio commentato da par suo dal padre-padrone degli Stati Uniti («grazie Fifa per aver fatto la cosa giusta e aver rimediato a una grave ingiustizia», a proposito di ingerenze e asservimenti); gli obbligatori “hydration break” voluti a metà dei due tempi delle partite per rinfrescare i giocatori visto il gran caldo (si giocava spesso nel primo pomeriggio), buffonata andata in scena anche sotto la pioggia (è accaduto davvero), utile solo a mandare in onda spot pubblicitari pagati a peso d’oro e a trasformare il calcio in una esibizione di football americano; l’intervallo tra prima e seconda frazione nella finale tra Spagna e Argentina allungato sino a quasi 30 minuti per consentire l’esibizione di cantanti e artisti vari.

Gianni Infantino, presidente della Fifa dal 2017 (EPA/ISAAC ESQUIVEL)
Gianni Infantino, presidente della Fifa dal 2017 (EPA/ISAAC ESQUIVEL)
Gianni Infantino, presidente della Fifa dal 2017 (EPA/ISAAC ESQUIVEL)

Una pagliacciata

Questo non è calcio, è una pagliacciata. E sono solo gli episodi più eclatanti tra i tanti avvenuti durante una competizione che, per il resto, è durata oltre un mese, ha visto in campo 48 squadre in tre Paesi ospitanti e offerto ben poco spettacolo. Eppure il prode Infantino si ripresenterà quale candidato alla guida della Fifa nel 2027, con ottime probabilità di rivincere. Così magari nel 2030 ai Mondiali (previsti in Spagna, Portogallo e Marocco con puntate in Uruguay, a cento anni dalla prima edizione) parteciperanno 64 squadre.

Poi ci si chiede perché il pallone perde terreno rispetto ad altri sport (vedi tennis) meglio gestiti e più divertenti. La speranza, magari non di tutti ma certamente diffusa, è che l’attuale dirigenza della Fifa vada a casa presto e al suo posto arrivi qualcuno che sappia davvero come riportare al centro di tutto lo sport più bello del mondo.

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