La banda di Is Mirrionis: la guerra della droga che sconvolse Cagliari negli anni ’90
Omicidi, attentati e regolamenti di conti: per anni la banda guidata da Mario Tidu dominò le piazze di spaccio nei quartieri popolari della cittàPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La nascita della banda
Negli anni Novanta Cagliari vive uno dei momenti più bui della sua storia criminale.
Il cuore della vicenda è il quartiere di Is Mirrionis, periferia nata nel dopoguerra per ospitare famiglie operaie e lavoratori arrivati in città dalle zone interne della Sardegna. In un crescente aumento della disoccupazione, tra i palazzi di edilizia economica e popolare, negli anni Ottanta cresce il traffico di droga. È in questo contesto che emerge la figura di Mario Tidu, che costruisce attorno a sé una banda organizzata che si muove tra Is Mirrionis e il vicino quartiere di San Michele. Il gruppo controlla parte delle piazze di spaccio della città e gestisce traffici di eroina e cocaina. Attorno al boss ruotano piccoli spacciatori, uomini armati e intermediari incaricati di distribuire la droga nei quartieri popolari.
La guerra tra bande
Alla fine degli anni Ottanta la criminalità cagliaritana è divisa in diversi gruppi. Almeno quattro bande si contendono il controllo del mercato della droga. (“banda di Is Mirrionis”, “banda Strazzera”, “banda Paderi”, “banda Contu -Fanni” così definite per chiarezza dal pubblico ministero Mario Marchetti durante il processo). Le rivalità sfociano presto in una vera guerra urbana. La banda di Tidu è tra le più aggressive. Le cronache raccontano sparatorie nelle strade dei quartieri popolari, inseguimenti armati e attentati dinamitardi. In uno degli episodi più clamorosi viene fatto esplodere un ordigno davanti al commissariato del quartiere Sant’ Avendrace. Gli scontri avvengono spesso in pieno giorno. I residenti assistono a scene di violenza improvvisa: colpi di pistola tra le palazzine, auto in fuga, sirene delle volanti.
Gli omicidi
La guerra per il controllo della droga lascia dietro di sé una lunga scia di sangue. Uno dei primi delitti che segna l’escalation della violenza è l’omicidio di Eraldo Carrucciu, nel 1990. Carrucciu era un ex dipendente della Asl, lavorava come portantino e si dedicava al traffico di droga. La sua passione per il gioco e gli stupefacenti l’aveva portato ad accumulare debiti con la banda di Mario Tidu. Una mattina lo prelevarono in tre e lo portarono in un posto isolato nelle montagne di Burcei dove, prima di essere ucciso, subì un violento pestaggio.
Tra i casi più discussi ci sono quelli di Mariano Deidda, cuoco cagliaritano emigrato in Olanda, e Diego Porcedda, due trafficanti coinvolti in una partita di stupefacenti proveniente dall’estero. Il corpo di Deidda viene ritrovato in una cava vicino alle Fornaci Scano con due proiettili nella nuca, mentre quello di Porcedda non sarà mai recuperato.
Nella lunga lista dei morti compaiono anche altri nomi della criminalità locale: Fiorenza Canu, Rino Pirastu e diversi piccoli spacciatori coinvolti nella guerra tra bande. Una spirale di violenza che trasforma le periferie cagliaritane in un territorio dominato dalla paura.
Il blitz delle forze dell’ordine
Dopo mesi di indagini, intercettazioni e pedinamenti, polizia e carabinieri organizzano una vasta operazione contro la criminalità cittadina. Nell’inverno del 1992 scatta il blitz nei quartieri di Is Mirrionis e San Michele. Decine di agenti circondano le palazzine e arrestano numerosi membri delle bande coinvolte nella guerra. L’operazione segna l’inizio della fine per l’organizzazione guidata da Mario Tidu.
La fine della banda
Gli arresti portano a una lunga serie di processi davanti alla Corte d’Assise di Cagliari. In aula i magistrati ricostruiscono anni di traffici di droga, attentati e omicidi legati alla guerra tra bande. Con le condanne e lo smantellamento della rete criminale, il potere della banda di Tidu si dissolve progressivamente. Molti dei suoi membri finiscono in carcere con pene pesanti. Altri scompaiono dalla scena criminale, lasciando però una lunga scia di morti e vicende rimaste in parte irrisolte.
Una pagina nera della città
Oggi il quartiere di Is Mirrionis è molto cambiato. Ma nella memoria collettiva di Cagliari gli anni Novanta rimane il ricordo di un periodo difficile: un’epoca in cui la guerra per la droga trasformò per qualche tempo le periferie della città in un territorio segnato da sparatorie, attentati e regolamenti di conti.
