«Sin da bambino mi ero appassionato al canto a tenore. Intorno ai 12 anni avevo deciso di imparare a cantare. Le occasioni di ascolto non mancavano certo, quasi tutti i giorni avevo modo di sentire i cantori che venivano sotto casa a cantare le serenate alle ragazze del vicinato». Daniele Cossellu, fondatore e carismatico leader del gruppo “Remunnu ’e Locu” di Bitti, ricorda così i suoi primi passi. È il 1945, ha 13 anni e certo non può immaginare le ribalte internazionali, i premi e i palcoscenici del mondo. Ora, prossimo ai 94 anni, si racconta in un libro autobiografico, mix di passione, ricerca, riconoscenza. È anche un viaggio intenso in una comunità simbolo della Barbagia, culla del canto a tenore consacrato dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità.

A 16 anni il suo primo vero canto in un gruppo con le quattro inimitabili voci di “oche”, “mesu oche”, “bassu” e “contra”. Arriva anche la familiarità con “su tzilleri”, il bar luogo di formazione del canto e di socializzazione. «Per me quella è stata veramente una scuola», ricorda Cossellu nel libro “Il canto di una vita”, curato dall’etnomusicologo Sebastiano Pilosu. L’opera apre la collana dell’Isre “I suoni. Studi di musica e poesia orale in Sardegna”. Un omaggio importante dopo che l’Istituto regionale etnografico della Sardegna nel 2023 attribuisce a Cossellu l’onorificenza di ambasciatore di musica sarda nel mondo nell’ambito delle celebrazioni per Sa die de sa Sardigna.

Il libro è un coinvolgente affresco storico e sociale dove la memoria popolare, i ricordi di “cantatores” noti e quelli rimasti nella ribalta paesana incrociano i traguardi prestigiosi e i successi collezionati in giro per il mondo. Cossellu tratteggia con affetto uno specchio prezioso della sua comunità, ripesca aneddoti dalla ricchezza dei suoi ricordi. Tutti anelli di una cultura poetica e musicale che è humus ideale per trasmettere il canto della tradizione quando nessuno ha consapevolezza del valore di questo straordinario patrimonio identitario. Le pagine guidano il lettore nel contesto delle bettole dove si beve il vino e si canta, nelle abitudini del passato, nelle serenate alle ragazze col rischio multa per disturbo alla quiete pubblica.

«Il canto a tenore era riservato agli incontri tra pastori di ovili vicini e alle serate di quando si rientrava in paese», ricorda Cossellu che ricostruisce le radici profonde di questa tradizione musicale. «Il canto a tenore era intergenerazionale e anche interclassista», racconta seguendo il filo della ricostruzione storica.

La tradizione non vive sempre momenti lieti. «L’emigrazione è stata una tra le più gravi cause che hanno inciso negativamente sulla pratica del canto a tenore», spiega Cossellu col pensiero agli anni Cinquanta. Poi la svolta: il canto, prima spontaneo nei bar e nelle strade, approda sul palco. La festa del Redentore a Nuoro e la Cavalcata sarda a Sassari sono i primi appuntamenti, rispettivamente nel 1957 e nel 1958. È l’inizio di un percorso che avrebbe portato molto lontano, in approdi impensabili.

La prima formazione del tenore "Remunnu 'e Locu" (archivio Unione sarda)
La prima formazione del tenore "Remunnu 'e Locu" (archivio Unione sarda)
La prima formazione del tenore "Remunnu 'e Locu" (archivio Unione sarda)

Nel 1973 Cossellu, Tancredi Tucconi, Batore Bandinu e Piero Sanna danno vita al gruppo Pro Loco percorrendo strade inedite rispetto ai “cantatores de tzilleris”. Poi la scelta del nome Remunnu ’e Locu, poeta satirico bittese del XIX secolo. «Un poeta a cavallo tra oralità e scrittura», annota Cossellu. Nel 1976 la prima musicassetta del gruppo e il festival di Gorizia. Le esibizioni fuori dai confini nazionali iniziano da Bruxelles nel 1978. Sempre con il “bassu” di Bandinu e la “contra” di Tucconi, straordinario mix di voci. «Rimarrà per sempre come un mito nel canto a tenore bittese e sardo in generale», sottolinea Cossellu che guida il gruppo anche nella fase successiva con gli ingressi di Mario Pira, Pierluigi Giorno, Dino Ruiu. Gli approdi televisivi, gli incontri fortunati con Piero Marras, Enzo Favata, Luigi Lai, le sperimentazioni con Ornette Coleman e Lester Bowie. Poi Peter Gabriel e il grande circuito della Real World Records che porta il gruppo di Bitti nell’olimpo musicale con esibizioni ovunque, dall’Australia al nord America. Il successo è inarrestabile.

Per Cossellu il momento più prestigioso di una carriera davvero brillante è, però, il riconoscimento del canto a tenore come patrimonio dell’Unesco. Lui nel 2006 è alla cerimonia ufficiale a Roma come presidente dell’associazione Tenores Sardegna. «Questo è stato il momento più alto tra tutti i riconoscimenti e attestati che il nostro canto e la nostra cultura immateriale abbiano mai avuto», sottolinea. Un traguardo suggellato anche dall’onorificenza di cavalieri della Repubblica e dal premio Europa per le arti popolari assegnato in Germania. In mezzo le produzioni discografiche: da “Ammentos” a “Intonos”, da “Romanzesu” a “S’amore ‘e mama” e “Caminos de pache”.

Cossellu (il primo a destra) in una delle ultime esibizioni
Cossellu (il primo a destra) in una delle ultime esibizioni
Cossellu (il primo a destra) in una delle ultime esibizioni

Il successo internazionale fortifica il legame con le radici. «Nel 1995 abbiamo deciso di organizzare una scuola di canto a tenore. Ne parlavamo da anni perché ci rendevamo conto che pian piano i giovani cantavano sempre meno a tenore», ricorda Cossellu. Nel suo lungo racconto richiama la forza dell’amicizia che tiene saldo il gruppo, rinnovato con l’ingresso di Andrea Sella al suo posto. Il canto dell’anima conserva la meraviglia di sempre. «Credo e spero – conclude Cossellu – che il nostro viaggio attraverso il mondo abbia contribuito a far conoscere e a far apprezzare ovunque la cultura musicale della nostra Sardegna».​​​​​​​

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