Per molti è stato il più bello e struggente degli unplugged (i concerti dal vivo in acustica) mai registrato negli studi di MTV, la storica televisione musicale americana. Il ritorno di Layne Staley, assieme all’amico di sempre Jerry Cantrell, davanti al suo pubblico e dopo tre anni di silenzio degli Alice in Chains.

Trent’anni fa, il 10 aprile 1996, il palco del Majestic Theatre della Brooklyn Academy of Music, a New York, ospitò quello che – per gli amanti del Grunge – diventerà forse il più emozionante e toccante testamento musicale di un’epoca. Il ritorno dal vivo di Layne, magrissimo e reso quasi spettrale dall’eroina che, di lì a qualche anno, l’avrebbe poi ucciso. 

Dopo il successo dei concerti dei Nirvana e di Eric Clapton, tutti attendevano con ansia di conoscere lo salute del frontman del Alice in Chains, che appare sul palco quando i compagni della band hanno già iniziato a suonare “Nutshell”, andando a sedersi su uno sgabello visibilmente provato. 

Il volto scavato, occhiali scuri a coprire lo sguardo, denti mancanti che tradiscono anni di abuso di sostanze. Eppure, contro ogni aspettativa, la sua voce regge. Anzi, si trasforma: più roca, più ferita, ma capace di una profondità emotiva che le versioni in studio non avevano mai raggiunto. Accanto all’amico Jerry Cantrell, assieme dai tempo del liceo, ci sono Mike Inez e Sean Kinney, affiancati per l'occasione dal secondo chitarrista Scott Olson.

Un'atmosfera struggente

La scaletta ripercorre alcuni dei brani più cupi della discografia della band: "Down in a Hole", "Sludge Factory", "Brother", "Frogs", "Heaven Beside You". L'illuminazione fioca, le candele sparse sul palco, gli arrangiamenti spogliati di distorsioni costruiscono un'atmosfera quasi liturgica, più vicina a una veglia che a un concerto. Non è un caso che molti critici, già all'epoca, parlassero di un evento che sembrava anticipare un lutto, pur senza che nessuno osasse dirlo apertamente.

Nutshell diventerà il suo testamento

È però l'esecuzione iniziale di "Nutshell", brano tratto dal disco Jar of Flies del 1994, a far piombare subito tutti i presenti in quel vortice emotivo che poi segnerà tutta l’esibizione. Il pezzo, già nella sua forma originale è la consapevole confessione di un percorso di solitudine interiore e autodistruzione. Ma nella versione acustica, ogni distorsione elettrica salta e restano solo le parole. Staley canta a occhi chiusi, la voce che si incrina in alcuni passaggi, il corpo quasi immobile, come se ogni parola costasse uno sforzo fisico pazzesco. Chi era in sala – anni dopo – racconterà di un gelo che ha attraversato il pubblico: nessuna euforia da concerto, ma un raccoglimento quasi sospeso e la sensazione collettiva di assistere a qualcosa di più intimo di un semplice concerto. Con il senno di poi, dopo la morte di Staley nel 2002 per overdose, quella performance di "Nutshell" è diventata un documento quasi profetico, rivisto e commentato innumerevoli volte online come una delle testimonianze più strazianti mai trasmesse in televisione. 

Un'eredità ingombrante

MTV Unplugged degli Alice in Chains, pubblicato come album dal vivo nel luglio 1996, compie trent’anni e resta oggi un caso più unico che raro nella storia del rock: un disco celebrato non solo per la qualità delle armonizzazioni riviste in chiave acustica, ma per la testimonianza involontaria di un artista filmato nel pieno della propria fragilità. Sarebbe stata, di fatto, l'ultima apparizione pubblica di rilievo di Layne Staley con la band al completo. La sua profezia distruttiva. 

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