La nautica non è più soltanto una delle eccellenze della Sardegna legate al turismo estivo. Oggi rappresenta una vera industria diffusa, capace di generare occupazione qualificata, attrarre investimenti e creare valore lungo una filiera che va ben oltre la costruzione di imbarcazioni. I numeri raccontano una crescita costante e fotografano un comparto che negli ultimi anni ha assunto un peso sempre maggiore nell’economia dell'Isola.

Secondo i report elaborati dal Centro Studi del Cipnes Gallura e da UniOlbia, nel 2023 la nautica sarda ha raggiunto un fatturato complessivo di oltre 644 milioni di euro, con 1.510 imprese attive e 5.778 addetti. Solo un anno prima i ricavi si fermavano a 403 milioni di euro.

L’incremento non riguarda soltanto il valore prodotto. A crescere è soprattutto la dimensione della filiera. Oggi la nautica in Sardegna coinvolge un sistema articolato di imprese che comprende cantieri, aziende di refit, servizi portuali, rimessaggi, charter, commercio nautico e una vasta rete di artigiani altamente specializzati. Una galassia economica che supera le 1.800 aziende e rappresenta una delle principali componenti della Blue Economy regionale.

Il cuore produttivo continua a battere in Gallura. Qui si concentra oltre la metà del fatturato nautico dell'Isola e operano più di 700 imprese del comparto. Il distretto industriale di Olbia, sviluppato all'interno dell'area Cipnes, è diventato uno dei poli più importanti del Mediterraneo per la costruzione, la manutenzione e il refit di yacht e superyacht. Non a caso il Nord-Est della Sardegna ospita circa il 66% dei posti destinati ai maxi e giga yacht presenti nell'Isola e rappresenta uno dei principali hub internazionali per il turismo nautico di alta gamma.

Ridurre però la nautica alla sola cantieristica sarebbe un errore. Il valore aggiunto nasce soprattutto dalla capacità di integrare competenze diverse. Attorno ai grandi yacht ruota infatti un ecosistema di professionalità specializzate: falegnami che realizzano arredi su misura, maestri del legno impegnati nelle finiture di pregio, tappezzieri, elettricisti navali, impiantisti, verniciatori e aziende che operano nella carpenteria leggera e nelle lavorazioni dei compositi.

Certo, non c’è spazio per l’improvvisazione: «La formazione delle risorse umane è un tema centrale», racconta Francesca Pinna di Cloto, azienda olbiese specializzata nella produzione di arredamenti di alta gamma, «solo così si può garantire il servizio al livello richiesto dal mercato. Noi ci siamo posizionati in una nicchia, i clienti di riferimento sono i proprietari dei grandi yacht: siamo principalmente interior designer, curiamo le decorazioni nel settore residenziale e alberghiero, e oltre al settore nautico ci occupiamo anche degli aerei privati». Un lavoro in cui l’artigianato, anche quello sardo, è centrale: «I nostri clienti cercano soprattutto l’autenticità. Dove possiamo cerchiamo di utilizzare e valorizzare i prodotti sardi. Altrimenti ci rivolgiamo al mercato italiano, con le sue tante eccellenze». Di sicuro il settore della nautica è un mare che può ancora essere esplorato: «C’è un ampio margine di crescita, ma in questo campo non ci si può improvvisare».

Francesca Pinna
Francesca Pinna
Francesca Pinna

È il patrimonio di competenze artigianali a rappresentare uno dei punti di forza della Sardegna. Molte lavorazioni richieste dal mercato internazionale dei superyacht vengono eseguite direttamente nell'Isola.

Accanto alle attività produttive crescono anche i servizi. Il comparto del turismo nautico e della portualità turistica genera oltre 347 milioni di euro di fatturato, mentre il settore del refit, delle riparazioni e del rimessaggio supera i 73 milioni. Numeri che confermano come la manutenzione e l'assistenza alle imbarcazioni siano diventate una componente fondamentale dell'economia del mare.

Un altro indicatore della vitalità del settore arriva dall'export. Nel primo semestre del 2024 le esportazioni della nautica sarda hanno raggiunto 12,9 milioni di euro, quasi triplicando i risultati dell'anno precedente. Francia e Stati Uniti si confermano tra i principali mercati di destinazione delle produzioni isolane.

Le prospettive restano positive. La presenza del corso di Ingegneria Navale a Olbia, i nuovi investimenti nei distretti produttivi e l'attenzione crescente verso la Blue Economy indicano una direzione precisa: fare della nautica uno dei pilastri dello sviluppo economico sardo. Una sfida che passa dalla capacità di sostenere non solo i grandi cantieri, ma anche quella rete di piccole e medie imprese, spesso artigiane, che costituisce il vero motore della filiera.

© Riproduzione riservata