Jodie Foster e le scene esplicite di “Taxi Driver”: «Mi sostituì mia sorella maggiore»
Il film, uscito nel 1976, che suscitò non pochi scandali e controversie per i contenuti fortiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Una star che ha imparato presto a farsi riconoscere per sue coinvolgenti interpretazioni è, ovviamente, la mitica Jodie Foster. Classe 1962, l’attrice losangeliana, dopo gli esordi come bambina prodigio negli spot pubblicitari e nei serial televisivi, ha cominciato a stupire fin dalle prime apparizioni sul grande schermo, soprattutto dopo aver ricevuto, ad appena tredici anni, la sua prima candidatura all’Oscar con “Taxi Driver” di Martin Scorsese.
Nei panni di una baby prostituita - concorrendo ad armi pari con colleghe, all’epoca, ben più esperte di lei nella categoria di miglior attrice non protagonista - Foster stupì l’intero mondo dello spettacolo con il suo talento acuto e sofisticato. Ciò diede inizio a una lunga serie di appuntamenti sul set, ogni volta di spessore sempre maggiore: basti citare il ruolo di Sarah Tobias nel film drammatico “Sotto Accusa”, che le valse finalmente la statuetta come miglior attrice, o, immancabilmente, la sua interpretazione nei panni dell’agente FBI Clarice M. Starlin nel thriller di Jonathan Demme “Il Silenzio degli Innocenti”.
Proprio ricordando il lavoro compiuto durante la sua seconda collaborazione con Scorsese, nel lontano 1976, Foster è tornata a parlare di “Taxi Driver”, che all’epoca, per alcuni contenuti forti, suscitò non pochi scandali e controversie. Ospite all'ultima puntata del podcast di Conan O'Brien, l’attrice ha replicato: “Non erano poi così allusive. All'epoca, il Consiglio scolastico aveva iniziato ad avere problemi con l'idea che bambini molto giovani interpretassero ruoli più adulti. Erano preoccupati che in qualche modo, interpretando questi personaggi, ci saremmo potuti confondere su noi stessi e su chi eravamo. Così, quando stavo per fare Taxi Driver, il Consiglio scolastico è intervenuto e ha detto: ok, non firmeremo il permesso di lavoro per questo”.
Molti probabilmente non sanno, infatti, che a sostenerla durante le riprese partecipò sua sorella maggiore, all’epoca diciottenne, sostituendola come controfigura nelle sequenze più esplicite: “Parte dell'accordo che abbiamo fatto con loro era che, se ci fossero state scene sessualmente allusive, avremmo fatto intervenire qualcun altro. E mia madre disse: guardate, sua sorella può venire a New York per l'estate. Ha più di 18 anni ed è più o meno della stessa corporatura. E così è successo”.
Anche con simili precauzioni, Foster è ancora convinta che il contenuto delle scene non fosse, già allora, così scabroso come dichiarato da taluni: “Non erano molto allusive. Credo che si trattasse solo di lei che abbassava la maglietta sotto le spalle, giusto? Quindi non è niente”.
Per quanto riguarda invece un tema ancora più delicato - quello in cui lo scandalo sessuale, purtroppo, non riguarda esclusivamente un’opera di finzione - la star è certa di aver scongiurato, grazie al peso della sua fama, gli abusi sul lavoro subiti da molte sue colleghe. Affrontando la questione in un’intervista a NPR, ha riconosciuto quanto già solo la fortuna di ricevere una nomination all’Oscar da giovanissima le abbia garantito la protezione necessaria per scampare a possibili molestie: “Ci ho riflettuto a lungo in seguito, ho analizzato la questione, mi sono chiesta come sono stata salvata? Ci sono state delle microaggressioni, ovviamente, chiunque lavori ha subito microaggressioni misogine. Fa parte dell'essere donna, giusto? Ma cosa mi ha impedito di vivere quelle esperienze terribili? E quello che ho capito è che avevo un certo potere già a 12 anni. Quindi, quando ho ricevuto la mia prima nomination all'Oscar, facevo parte di una categoria diversa di persone che avevano potere ed ero troppo pericolosa da toccare. Avrei potuto rovinare la carriera di qualcuno, quindi non sono stata presa in considerazione”.
A tutelarla negli anni - afferma Foster - è stato senz’altro anche il suo carattere integerrimo, come ha voluto sottolineare: “Potrebbe essere stata anche solo la mia personalità, il fatto che sono una persona molto razionale e affronto il mondo in questo modo. È molto difficile manipolarmi emotivamente perché non agisco con le mie emozioni superficiali. I predatori usano queste tecniche per manipolare le persone e convincerle a fare ciò che vogliono. E questo è molto più facile quando la persona è giovane, quando è più debole, quando non ha potere. È proprio questo il comportamento predatorio: usare il potere per sminuire le persone, per dominarle”.
