Meloni: «Di Usa parliamo dopo». Tajani: «Mai stati trumpiani». Schlein: «La destra porta guerre e recessione»
Renzi cita Obama, Salvini sposa la linea di Vance e Vannacci fa un parallelismo Trump-Meloni sulle «promesse disattese»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Di America parliamo in un altro momento. Adesso è la Festa delle Forze Armate, il 4 novembre». Così Giorgia Meloni ha risposto alle domande dei giornalisti, preferendo non commentare la sonora sconfitta di Donald Trump nelle elezioni di midterm degli Usa.
Ma a tener banco è soprattutto la polemica sulle dichiarazioni di Antonio Tajani: «Mai stati trumpiani, neanche Meloni è una Maga e ha detto tante volte di no a Trump».
Così il vicepremier è diventato facile bersaglio del centrosinistra, che ha accusato il governo di «sudditanza alle politiche di Trump» e di «non avere decenza» ora nel dissociarsene.
«Un abile illusionista, autore della battuta del giorno», secondo Piero De Luca del Pd. «Magari ora verranno a dirci che non hanno mai proposto il Nobel per la pace a Trump», rincara la dose il pentastellato Riccardo Ricciardi.
Elly Schlein da un lato promette la sconfitta di «queste destre che portano soltanto guerre, divisioni, recessione e carovita» e dall'altro sottolinea «il grande protagonismo delle donne nella clamorosa sconfitta di Trump». Pure Giuseppe Conte parla dell'urgenza di «voltare immediatamente pagina» ed esorta: «Possiamo davvero cambiare le cose» anche in Italia. Matteo Renzi, invece, cita Barak Obama: «Non c'è divisione interna al centrosinistra che non valga la pena di essere superata. Nel 2027 ci presentiamo uniti e sconfiggiamo Meloni».
In maggioranza la sconfitta di Donald viene assorbita e letta in modo diverso da ciascun partito. Matteo Salvini sposa la tesi di Vance: è «il tema della guerra scatenata con l'Iran e di quella non chiusa fra Russia e Ucraina» con il relativo aumento del costo della vita che «ha portato tanti repubblicani a votare per i democratici, l'Italia ha un'altra storia».
Forza Italia, per voce di Raffaele Nevi, fa presente che «l'America è un nostro interlocutore strategico e tale rimarrà a prescindere» da chi siano i vincitori e chi siano i vinti, tanto alla Casa Bianca quanto a Capitol Hill. Qualcuno, come Licia Ronzulli, si spinge a sottolineare la «significativa bocciatura della linea impressa da Donald Trump negli ultimi mesi», ma la linea del partito è quella più istituzionale.
Da FdI praticamente nessun commento, salvo Ylenia Lucaselli che lancia Meloni come «nuova interprete del conservatorismo mondiale» e Carlo Fidanza che, da Bruxelles, punge la sinistra che «non è riuscita finora a vincere una sola elezione degna di nota in Italia e corre ad intestarsi» vittorie altrui.
Infine, c'è Roberto Vannacci che crea un parallelismo tra le «promesse disattese» del presidente Usa e quelle di Giorgia Meloni e sentenzia: «Per non subire le stesse conseguenze elettorali che oggi vediamo negli Usa serve un cambiamento radicale che ora solo Futuro Nazionale può garantire».
(Unioneonline)
