«Io, consulente della Regione, non mi vergogno di quanto ho percepito»
Fabrizio Mureddu: credo sia giusto pretendere trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche e, allo stesso tempo, riconoscere che anche la competenzaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
In questi giorni assisto a un continuo dibattito sulle consulenze della Regione Sardegna e sui relativi compensi. Su questo tema sento di poter dire qualcosa anche per esperienza personale, senza esprimere giudizi sugli incarichi affidati ad altri professionisti e, soprattutto, senza avere alcun titolo o interesse a farlo.
Per poco più di un anno ho svolto un incarico di consulenza presso la presidenza della Regione Sardegna, occupandomi di diritto e legislazione regionale.
L’ho fatto con onore, con grande soddisfazione professionale e, spero, con la competenza che derivava dal mio percorso di studi e di lavoro.
Mi sono laureato con lode in Giurisprudenza all’Università di Sassari, discutendo una tesi sul Titolo V della Costituzione e sulle autonomie speciali. Ho lavorato per oltre quindici anni nell’Università occupandomi di diritto pubblico e ho successivamente ricoperto un importante incarico presso il Consorzio Universitario di Nuoro.
Durante la mia esperienza in Regione ho avuto l’opportunità di occuparmi di questioni giuridiche e istituzionali di particolare rilievo. Tra queste, il ricorso della Regione contro la legge Calderoli sull’attuazione dell’autonomia differenziata e la complessa questione del conflitto di attribuzione tra Regione e Stato connessa al tema della decadenza della Presidente della Regione.
Temi che investono direttamente il diritto costituzionale, l’autonomia speciale della Sardegna e i rapporti tra Stato e Regione. Questioni sulle quali ho avuto il privilegio e la responsabilità di mettere a disposizione delle istituzioni ciò che avevo studiato e approfondito per tanti anni.
Mi sono dimesso dall’incarico in Regione dopo poco più di un anno. Non perché quell’esperienza avesse perso per me valore o interesse, ma perché dovevo adempiere a importanti impegni professionali assunti precedentemente, attività che oggi stanno accompagnando circa 200 imprese, in Sardegna e in altre regioni italiane, nella realizzazione di investimenti per oltre cento milioni di euro a seguito di partecipazione a un bando pubblico di finanziamento del Ministero dell’agricoltura nel 2022.
Non mi vergogno di quanto ho percepito per il mio incarico in Regione.
Sono consapevole che si trattasse di cifre importanti. E proprio per questo ho sempre sentito ancora più forte il dovere di corrispondere a quella responsabilità con il massimo impegno professionale.
Ma conosco anche l’altra faccia del servizio alle istituzioni. Prima di quell’esperienza ho dedicato sette bellissimi anni della mia vita al Consorzio Universitario di Nuoro. In una fase economicamente difficile per quella istituzione decisi autonomamente di limitare la mia indennità a 1.000 euro lordi al mese. E c’è un altro impegno che, durante entrambe queste esperienze, non ho mai considerato secondario.
Da quasi trent’anni sono anche imprenditore agricolo nell’azienda e nell’agriturismo della mia famiglia. Nonostante gli incarichi, le riunioni, le scadenze e le responsabilità professionali, non sono mai mancato, nei fine settimana, al lavoro nell’agriturismo di famiglia.
È sempre stato per me un impegno prioritario. Non soltanto perché è un’attività economica, ma perché rappresenta la mia famiglia, le mie radici e un lavoro concreto che accompagna la mia vita da quasi trent’anni.
Passare, nella stessa settimana, da una questione di diritto costituzionale o da una riunione istituzionale al lavoro del fine settimana nella nostra azienda agricola non mi è mai sembrata una contraddizione. Al contrario, sono parti diverse della stessa vita e dello stesso modo di intendere il lavoro.
Non ricordo tutto questo per rivendicare un merito. Lo ricordo perché credo che queste esperienze raccontino, almeno per me, la stessa cosa: il valore di un lavoro e di un incarico non può essere raccontato soltanto attraverso la cifra del compenso.
Ci sono momenti nei quali si sceglie di mettere a disposizione la propria professionalità accettando condizioni economiche molto contenute. Ce ne sono altri nei quali responsabilità, specializzazione e intensità dell’impegno comportano compensi più significativi.
Non credo che questo debba diventare motivo di imbarazzo, né che il dibattito debba trasformarsi in un giudizio sommario sulle professionalità delle persone.
Credo invece che sia giusto pretendere trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche e, allo stesso tempo, riconoscere che anche la competenza, l’esperienza e la responsabilità professionale hanno un valore. Personalmente posso rispondere soltanto del mio lavoro e posso dire di avere cercato di svolgerlo mettendo a disposizione della Regione ciò che avevo imparato in molti anni di studio e di esperienza professionale.
Le istituzioni hanno bisogno di persone preparate. E chi assume un incarico pubblico deve essere consapevole che insieme al compenso assume soprattutto una responsabilità nei confronti della collettività.
Per me il principio rimane molto semplice: gli incarichi pubblici vanno svolti con competenza, responsabilità e onore.
Ed è su questo, prima ancora che sulla cifra scritta in un contratto, che credo sia giusto misurare il contributo di ciascuno.
Fabrizio Mureddu
