Insularità, Sardegna dimenticata: «Serve una mobilitazione generale»
Mancano risorse e decreti attuativi, i costi per i sardi sfiorano i 6 miliardi all’annoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Doveva valere quanto un nuovo Piano di rinascita. Doveva rappresentare, come nell’auspicio di Pietrino Soddu, il rilancio della questione autonomista. Ma passati quattro anni, il principio di insularità inserito in Costituzione nel 2022, con la modifica dell’articolo 119 votata dal Parlamento il 15 novembre di quattro anni fa, resta lettera morta. Senza risorse e decreti attuativi. Per questo, partiti, intellettuali e sindacati hanno riaperto la sfida promettendo l’avvio degli Stati generali.
Ancora una volta l’ha voluto Maria Antonietta Mongiu, da presidente del Comitato scientifico per l’insularità in Costituzione, l’appuntamento di ieri, nella sala Video Online de L’Unione Sarda, nella storica sede di viale Regina Elena a Cagliari. «La politica – ha detto la professoressa ad avvio di lavori – deve assumersi la responsabilità di ripartire». Una questione di credibilità, prima di tutto, su cui ha messo subito l’accento il costituzionalista Marco Betzu, Ordinario all’Università di Cagliari, che dapprima ha richiamato «lo stallo nell’applicazione del principio di insularità», poi evidenziato come «compito delle istituzioni sia anche quello di dare attuazione alle politiche, diversamente il rischio è la perdita di fiducia da parte dei cittadini». Assumendo quella forma «grottesca», l’ha chiamata Mongiu, che per le stesse ragioni di aspettativa tradita, «può minare la tenuta di un sistema democratico».
Gian Valerio Sanna, altro esponente di peso del Comitato, ex assessore regionale all’Urbanistica, ha elencato i costi dell’insularità: «Sono 5,8 miliardi annui (alcune stime arrivano a nove), con un’incidenza pro capite di 6mila euro. Il riconoscimento della condizione geografica della Sardegna avrebbe dovuto rappresentare l’asse privilegiato del confronto con lo Stato». Da intendersi proprio come «principio pattizio», ha sottolineato Sanna. «La popolazione sarda vale il 2,7% di quella nazionale, ma sulle rinnovabili dobbiamo versare l’8% degli oneri. Nessun passo è stato fatto sulla riduzione delle servitù militari, concentrate in Sardegna per il 65%». Tutti gap che «si traducono in perdite economiche ma anche educative, visto che l’istruzione di primo e secondo livello risente di mancate deroghe sull’organizzazione scolastica», ha detto Laura Caddeo, ex preside ed ex consigliera regionale.
L’articolo completo a firma di Alessandra Carta sul giornale in edicola e nell’app Unione Digital
