Se il coronavirus fosse arrivato un anno prima, forse ora avremmo per la prima volta un italoamericano vicino alla conquista della Casa Bianca. Andrew Cuomo, governatore dello Stato di New York come lo fu a lungo il padre Mario (figlio di due emigrati campani), con l'emergenza sanitaria ha visto crescere di molto la sua popolarità, e appare come il vero antagonista di Donald Trump sul fronte della lotta al Covid-19.

Secondo un recente sondaggio, 56 elettori democratici su 100 lo vorrebbero candidato alla presidenza, al posto di Joe Biden. Ma questo non accadrà. È troppo tardi per togliere la nomination all'ex vice del presidente Obama. A meno che l'epidemia non diventi così aggressiva da costringere al rinvio delle elezioni del 3 novembre, ma sarebbe un'eventualità davvero clamorosa, per ora non probabile. Cuomo, a dire il vero, ha più volte assicurato che non sta minimamente pensando di correre per la presidenza.

Matilda Cuomo, vedova di Mario e madre di Andrew, in una foto del 2005 (Ansa)

È una storia che si ripete: suo padre, uno degli uomini di punta dei democratici, per due volte apparve vicino alla decisione di scendere in campo alle primarie, nel 1988 e nel 1992. Ma in entrambi i casi rifiutò, dopo lunghi tentennamenti che gli valsero il soprannome di "Amleto sull'Hudson". Anche se in realtà, la seconda volta, fu per non lasciare lo Stato di New York senza un bilancio. Suo figlio Andrew invece non ha mai aperto la porta, almeno nelle dichiarazioni pubbliche, al sogno dello Studio Ovale.

Chris Cuomo (a sinistra) e il fratello Andrew durante una delle recenti interviste sulla Cnn

Ma la battaglia quotidiana contro il coronavirus lo ha trasformato in un protagonista della scena politica statunitense. Anche al di là della sua volontà. Soprattutto il duello con Trump, sempre più evidente giorno dopo giorno, non sembra esser stato cercato da Cuomo. Anzi, nelle prime settimane di confronti indiretti nelle rispettive conferenze stampa sull'emergenza, il governatore ha spesso dribblato le domande che miravano a farlo polemizzare con la Casa Bianca, scegliendo un profilo istituzionale e collaborativo. Più di recente, però, i toni si sono fatti aspri quando Trump ha attaccato i governatori che non intendono revocare le severe restrizioni nei rispettivi Stati, affermando che la Costituzione autorizza il presidente a scavalcare le loro decisioni: "Trump dovrebbe rileggere bene la nostra Costituzione", ha replicato il governatore di New York, "e se sta guardando questa mia conferenza stampa dovrebbe alzarsi e tornare a lavorare".

Donald Trump in una conferenza stampa sull’epidemia negli Usa (foto Ansa)

Cuomo si è distinto più che altro per la sua posizione ferma e coerente nel chiedere ai cittadini massima prudenza e al governo federale aiuti contro il virus, che ha fatto migliaia di vittime a New York. Invece Trump ha inizialmente sottovalutato il pericolo, venendo anticipato nelle decisioni sul lockdown da molti governatori (anche repubblicani); poi ha varato misure drastiche, ma in seguito ha oscillato più volte tra la voglia di far ripartire il Paese e nuovi colpi di freno (aveva anche ipotizzato una riapertura generale per Pasqua). Era quasi inevitabile che, di fronte alle affermazioni altalenanti della Casa Bianca, risaltasse per contrasto il tono severo e preoccupato di Cuomo nei suoi incontri con i giornalisti, accompagnato da quelle esortazioni retoriche che piacciono tanto agli americani. Il suo discorso sull'emergenza Covid pronunciato il 24 marzo, con una voce particolarmente sofferta, è stato condiviso migliaia di volte sul web, sapientemente montato con musica e immagini a effetto. Non che dicesse niente di straordinario: "New York ce la farà - era il concetto base - perché abbiamo affrontato tante cose e perché siamo svegli e tosti. New York ti rende tosto ma nel modo giusto". E poi il richiamo all'amore, che riecheggiava il celebre discorso della vittoria di Barack Obama nel 2008: "Che tu sia bianco, nero, mulatto, asiatico, basso, alto, gay, etero - ha detto Cuomo - New York ama tutti. L'amore vincerà contro questo virus". Probabilmente contribuiscono alla sua popolarità crescente anche le interviste col fratello minore Chris Cuomo, noto giornalista che gestisce la prima serata della Cnn. Varie volte, in queste settimane, i due hanno dialogato in tv mescolando considerazioni sul coronavirus e reciproche frecciate familiari. Come quando Andrew ha rimproverato in diretta Chris per aver fatto andare a casa sua l'anziana madre Matilda (la vedova di Mario), per vedere i nipoti, mentre già iniziava a dilagare l'epidemia. Nei giorni seguenti il governatore ha emanato delle norme per limitare gli spostamenti e preservare soprattutto i vecchi e i malati, con un provvedimento che i media hanno chiamato Matilda's Law. Poco tempo dopo anche Chris Cuomo è stato contagiato, e ha iniziato ad andare in onda dalla cantina di casa sua: "Non scende a farti visita nemmeno il cane", lo ha preso in giro Andrew in un'altra intervista tra fratelli. Lo stesso Chris ha chiesto al primogenito se pensasse di correre per la presidenza, e la risposta è stata ancora una volta netta: "Non ci sto pensando adesso e non ci penserò in futuro". In Italia, dove pure i conflitti di interessi si sono sprecati, sarebbe difficile immaginare scene simili: ma il pubblico Usa reagisce in modo diverso. Del resto, in ogni grande crisi emergono figure che conquistano l'opinione pubblica per il loro modo di affrontare le difficoltà. Già in parecchi hanno paragonato l'attuale parabola di Andrew Cuomo a quella di Rudolph Giuliani (un altro italoamericano), il sindaco di New York che venne molto apprezzato per la gestione del post-11 settembre. Proprio Giuliani è stato tra quelli che, pur non facendo parte del mondo Dem, ha rivelato di apprezzare i briefing di Cuomo con la stampa. Un altro elogio inatteso è arrivato da Nikki Haley, già ambasciatrice di Trump all'Onu: "Mi piace per come parla di questioni di governo, e poi la sua conversazione diventa una terapia psicologica". Per certi versi il governatore sarebbe davvero il perfetto candidato democratico alla presidenza. E non perché abbia sposato una Kennedy (Kerry, figlia di Bob, ma i due hanno divorziato da tempo). Cuomo ha un profilo moderato che si coniuga con l'attenzione per i più deboli: prima di diventare governatore si è occupato a lungo delle politiche per i senzatetto di New York. Ha una grande esperienza amministrativa, e la lotta al coronavirus gli sta conferendo il carisma e l'empatia di cui finora non sembrava dotato. Inoltre, coi suoi 62 anni è molto più giovane di Biden, che ne compirà 78 pochi giorni dopo le elezioni presidenziali. Eppure la nomination sembra ormai assegnata. Il termine per candidarsi alle primarie è scaduto; l'unica via per inserire nomi nuovi nella corsa sarebbe uno stallo nella convention democratica di Milwaukee, in luglio, se neppure Biden arrivasse alla quota minima di delegati (1991) per ottenere la candidatura. Ma è molto improbabile, dato che è già a quota 1183 e i rivali si sono ritirati. Non solo: ora anche Obama si è schierato con lui. Quindi, salvo sorprese clamorose, non ci sarà il derby tra Andrew Cuomo e Donald Trump, entrambi newyorkesi, entrambi del Queens. Si conoscono da tempo, ma non perché cresciuti nello stesso quartiere. Mario Cuomo, nel primo studio legale in cui entrò, ebbe a occuparsi degli affari di Fred Trump, padre di Donald; allo stesso modo Andrew, nei primi anni '80, quando era un giovane avvocato curò alcune operazioni dell'attuale presidente Usa. I rapporti tra le due famiglie, però, non sono rimasti buoni. Nel suo libro del 2007 "Pensa in grande e manda tutti al diavolo", Donald Trump disse di Mario Cuomo: "L'ho appoggiato per molti anni, e dopo la fine del suo mandato da governatore, quando gli ho chiesto un modestissimo favore, me l'ha negato". Soprattutto lo descrisse come una persona incapace di "pensare in grande", perché a suo dire nel 1992 aveva rifiutato di sfidare George Bush padre, che sembrava favorito nei sondaggi: invece Bill Clinton lo fece e trionfò. "Se Cuomo avesse accettato di correre - concluse Trump - purtroppo per il Paese avrebbe probabilmente vinto. Sarebbe stato un pessimo presidente", perché era "un uomo sleale e privo di coraggio". Le prossime presidenziali sarebbero state un'ottima occasione, per Andrew Cuomo, per vendicare quelle pesanti accuse rivolte a suo padre. Ma quasi sicuramente il figlio di "Mario l'italiano" non riuscirà a prendersi questa rivincita.
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