L’idea di Kiev per ingraziarsi Trump: «Il Donbass conteso? Chiamiamolo Donnyland»
Ci sono già bandiera verde-oro e inno composto dall’IA: «I governi fanno leva sulla vanità di Trump per ottenere il sostegno Usa»(Ansa)
Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Qualcuno ha già disegnato una bandiera (verde-oro), mentre l'inno nazionale l'ha fatto comporre dall'IA. Il territorio è noto, 80 chilometri per 65 nell'Ucraina orientale. Il nome finora nessuno l'ha messo per iscritto, ma già lo usano tutti: benvenuti in 'Donnyland', cioè in quel pezzo di Donbass conteso dalla Russia che i negoziatori di Kiev stanno pensando di intitolare al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, per ingraziarselo e spingerlo così a tenere quel pezzo di terra di confine al sicuro dalle mani russe.
Potrebbe sembrare quantomeno straniante dare un nome da luna park a una desolata striscia di territorio dell'Est europeo punteggiata dalle macerie di quattro anni di guerra, dove non resta altro che una miniera di carbone e alcuni sparuti negozietti che vendono ai soldati palloncini per le fidanzate in visita.
Ma tant'è: l'idea di ribattezzarla allegramente Donnyland, partita a quanto pare come una boutade, esiste eccome e la diplomazia ucraina ci sta pensando davvero. Se Parigi val bene una Messa, avranno pensato, figuriamoci una piccola bizzarria toponomastica in cambio della fine della guerra. Tanto più che tra 'Donbass' e 'Donnyland' il passo è breve e l'assonanza c'è.
La storia la racconta il New York Times, che ha quattro fonti a conoscenza dei negoziati disposte a giurare - sotto anonimato - che è tutto vero, e che anzi la mossa «riflette una realtà globale in cui i governi fanno leva sulla vanità di Trump per ottenere il sostegno della potenza americana».
Per il momento gli ucraini non ci sono del tutto riusciti. Ma intanto ai tavoli dei colloqui si parla apertamente di 'Donnyland'. Non nei documenti, né tantomeno sulle cartine geografiche. Ma in futuro, chissà.
La questione del Donbass, come è noto, è dirimente. Forse è l'ostacolo principale che si frappone tra l'Ucraina e la pace. Fin dall'incontro tra Trump e Putin in Alaska lo scorso agosto, Washington non ha chiuso alla possibilità di appoggiare un accordo che prevedesse il ritiro dell'Ucraina fino al confine amministrativo di Donetsk, un posto talmente vicino al fronte che l'autostrada d'accesso è coperta di reti antidrone. Ma l'Ucraina insiste di poter difendere quest'area e di non volerla cedere. A dicembre però il presidente Volodymyr Zelensky ha aperto a un compromesso: una zona demilitarizzata sotto il pieno controllo di nessuna delle due parti.
Il Cremlino ha replicato che la Russia potrebbe essere disposta a dire sì, a patto che fosse consentito alla polizia o alla Guardia Nazionale russa di pattugliarla. Ma ciò sarebbe inaccettabile per Kiev. Anche per questo i negoziatori hanno iniziato a chiamare la zona 'Donnyland', un'area che nella loro idea non sarebbe completamente controllata da nessuno, un «mini-Stato semiautonomo» sul «modello di Monaco, la città-Stato sul Mediterraneo», scrive il Nyt, e che Trump potrebbe presentare come un suo successo. A partire dal nome.
I colloqui però sembrano al momento in stallo, e anzi di recente Zelensky s'è anche lamentato che la coppia di plenipotenziari trumpiani Witkoff-Kushner ha visitato più volte Mosca e mai ufficialmente Kiev. Tuttavia, una fonte vicina ai colloqui, scrive il Nyt, ha affermato che gli inviati americani stavano ancora aspettando progressi sufficienti a giustificare un viaggio del genere. Chissà se un bel cartello stradale 'Welcome to Donnyland' potrebbe finalmente convincere il loro Comandante in Capo a metterli su un jet per l'Ucraina e sbloccare la situazione.
