Prima visita apostolica in Spagna per Papa Leone XIV. L'aereo di Ita Airways con a bordo il pontefice è atterrato alle 10:13, all'aeroporto Adolfo Suarez-Barajas, dando inizio a un viaggio di sei giorni che porterà il Pontefice anche a Barcellona e alle Canarie.

Ad attenderlo in aeroporto i sovrani spagnoli, il re Felipe XIV e Letizia. La regina ha attirato l'attenzione indossando un abito bianco, segno del cosiddetto “privilège du blanc”, prerogativa concessa a un numero molto ristretto di sovrane e consorti cattoliche che permette di indossare il bianco negli incontri ufficiali con il Pontefice. Ad accogliere Prevost anche il presidente del governo spagnolo, Pedro Sanchez, e numerosi ministri del governo di coalizione progressista, la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Ayuso e il sindaco della capitale, José Luis Martinez Almeida.

Scortata dalla Guardia Reale a cavallo, la berlina blindata con il Papa è poi giunta nella Plaza de Armas del Palazzo Reale, per la cerimonia solenne di benvenuto. Dopo gli inni nazionali della Città del Vaticano e della Spagna, e il tradizionale saluto di 21 colpi di salve di cannone - i massimi onori militari riservati ai capi di Stato - Leone XIV e Felipe VI hanno passato in rassegna il picchetto d'onore, fra le grida di «Viva il Papa» delle migliaia di persone che affollano l'area esterno del complesso monumentale. 

Il viaggio con il motto "Alzate lo sguardo” arriva a quindici anni dall'ultima visita di un pontefice in Spagna, dopo quella compiuta da Benedetto XVI a Madrid in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù nel 2011. 

Una giornata di festa in cui non si possono dimenticare i conflitti in corso: sull’Iran, ha detto il Papa sull’aereo rispondendo alle domande dei giornalisti, «credo sia stato già dichiarato con molta chiarezza: viene meno, lì, una guerra giusta, il problema è che la teoria della guerra giusta viene da secoli passati, quando non si immaginavano le armi e la capacità di distruzione che l'uomo ha oggi». Del tema della guerra giusta il Papa parla nella sua recente enciclica Magnifica Humanitas.

«Sono preoccupato per l'Ucraina», ha aggiunto: «Ogni volta la situazione peggiora. Adesso anche negli Stati Uniti alcuni vogliono dare il loro appoggio. Sono già quattro anni e mezzo. Occorre trovare una soluzione». Leone ha parlato anche del Libano: «Sono in contatto con i leader religiosi che ho incontrato. Stiamo cercando una risposta. La situazione è molto complessa». 

(Unioneonline)

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