Con la guerra in Iran che giunge al traguardo dei 100 giorni e i negoziati che restano in stallo, sale drammaticamente la tensione nell'area dopo che l'Idf ha sferrato un attacco contro i sobborghi di Beirut scatenando la rappresaglia di Teheran che rischia di coinvolgere anche gli obiettivi americani nella regione. L'escalation è scoppiata nella tarda serata quando l'Iran ha lanciato una serie di ondate di missili facendo scattare la sirene dall'allarme per la prima volta dal cessate il fuoco. Sirene risuonate anche in vari Paesi del Golfo.

Il ministro israeliano per la Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha minacciato che «Teheran deve bruciare», mentre i caccia israeliani si alzavano in volo per contrattaccare in Iran. Donald Trump, subito informato dell'escalation, ha cercato di gettare acqua sul fuoco parlando su Fox: «Avete lanciato i vostri missili, basta così», ha intimato agli iraniani esortando Teheran a tornare al tavolo delle trattative e a raggiungere un accordo. «Con l'attacco a Beirut Israele ha superato tutte le linee rosse», ha affermato il comando militare iraniano rivendicando l'operazione come risposta al raid israeliano alla periferia meridionale di Beirut che ha colpito appartamenti in due edifici. Fino ad oggi la zona a sud della capitale, inclusi i quartieri considerati roccaforti del gruppo sostenuto dall'Iran, era rimasta relativamente risparmiata, essendo stata colpita solo due volte dalla metà di aprile.

Trump ha rivendicato di aver chiesto al premier israeliano di compiere attacchi «più chirurgici» contro Hezbollah ma, poco dopo il raid, la tv saudita ha riferito che Israele aveva informato gli Stati Uniti. «Daremo una risposta ferma e dolorosa all'attacco del regime sionista su Dahiyeh. Questi cani rabbiosi devono essere puniti e rimessi al loro posto. Stanotte guardate il cielo dei territori occupati», aveva attaccato su X il deputato iraniano Ebrahim Rezaei e così è stato. Mentre il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf aveva minacciato anche Washington. Trump, in un'intervista registrata venerdì in Wisconsin, aveva assicurato di essere «molto vicino» ad un accordo con Teheran. Sul punto più critico tuttavia, lo sblocco immediato di 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, Trump non sembra minimamente intenzionato a venire incontro alle richieste dei pasdaran.

«Questo avverrà in un secondo momento», ha dichiarato il tycoon. «Se si comporteranno bene, se faranno un buon lavoro, allora inizieremo a discutere», ha aggiunto. Teheran ha posto come condizione per un accordo lo sblocco di 24 miliardi di beni congelati, di cui la metà alla firma dell'intesa. Secondo la Reuters, Washington starebbe inoltre valutando di reindirizzare le risorse iraniane verso gli alleati del Golfo attaccati dall'Iran. Il segretario del Tesoro Scott Bessent avrebbe incaricato una squadra di valutare i costi dei danni già inflitti ma non ha precisato di che beni si tratti: una mossa che Teheran ha già bocciato come un'impudenza, affermando che i suoi asset «non sono bottino di guerra di Washington né un fondo di pagamento per suoi alleati».

Trump è anche tornato a parlare dell'eventuale eliminazione dell'uranio arricchito di Teheran ribadendo di essere pronto a collaborare con l'Iran per recuperare e distruggerlo. «Se raggiungiamo un accordo e saremo in buoni rapporti porteremo via l'uranio e lo distruggeremo, sia che l'operazione avvenga sul posto sia altrove», ha dichiarato il presidente americano. «Ce ne andremo con loro o senza di loro. Ma non permetteremo che ci sparino addosso, chiaro?», ha aggiunto avvertendo che «se invece non dovessimo raggiungere un accordo, allora elimineremo le strutture con estrema durezza. E ce ne andremo prima di farlo, in questo modo la nostra sicurezza sarà comunque garantita».

(Unioneonline)

© Riproduzione riservata