I lefebvriani hanno proceduto all’ordinazione di quattro nuovi vescovi senza il mandato papale, nonostante l’ultimo appello di ieri di Leone XIV.

Un atto che fa automaticamente scattare la scomunica e prefigura uno scisma nella Chiesa.

In un tendone montato accanto al seminario svizzero di Econe è iniziata questa mattina la cerimonia per consacrare lo svizzero Pascal Schreiber, lo statunitense Michael Goldade e i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier.

La consacrazione è avvenuta con l’imposizione delle mani sul capo dei nuovi vescovi da parte del celebrante, mons. Alfonso de Galarreta, e da mons. Bernard Fellay, co-consacrante.

All’inizio della celebrazione è stato eletto un breve discorso dal superiore generale, don Davide Pagliarani, che sostituisce il mandato apostolico solitamente utilizzato nelle ordinazioni episcopali. Il capo dei lefebvriani parla di «circostanza del tutto eccezionale» che spinge all’ordinazione episcopale: «Poiché dal Concilio vaticano II fino ad oggi le autorità della Chiesa manifestano un atteggiamento contrario alla fede e agiscono contro la sacra tradizione, non sopportano più la sana dottrina ma distogliendo l’udito dalla verità si rivolgono alle favole, come scrive San Paolo, riteniamo nostro dovere, davanti alla Chiesa e alle anime, procedere alla consacrazione di vescovi fedeli alla sana tradizione e al magistero costante della Chiesa».

L’omelia

«Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa», ha detto Pagliarani nell’omelia.

«Siamo accusati di non amare il Papa, siamo accusati di non rispettarlo ma è proprio perché amiamo il Papa come Vicario di Cristo noi non vogliamo più vedere il Papa umiliato, messo sullo stesso piano dai falsi pastori». 

«Quante volte abbiamo visto il Papa in questa situazione. Proprio perché amiamo il Vicario di Cristo non vogliamo questa umiliazione, umiliazione che ricade su tutta la Chiesa, messa sullo stesso piano delle false religioni», ha aggiunto il capo dei Lefebvriani.

«Perché non veniamo capiti? Il problema è che parliamo due lingue diverse, noi parliamo la lingua delle fede, il linguaggio della tradizione e davanti a noi troviamo un linguaggio che parla di altre cose, il linguaggio dell'inclusione, del dialogo, dell'accompagnamento. Noi invece vogliamo la fede. Poi certo nella fede dialoghiamo con le persone per convertirle».

L’appello del Papa

«Vi prego con il cuore, tornate indietro, lacerare la tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori». Una lettera dal tono drammatico quella inviata da Leone XIV a don Davide Pagliarini (superiore della Fraternità sacerdotale San Pio X, questo il nome ufficiale) per evitare che i ribelli tradizionalisti procedessero con le consacrazioni illegittime perché senza mandato papale.

«Colmo di affetto cristiano – scriveva nella missiva datata 29 giugno, solennità dei santi Pietro e Paolo ma diffusa ieri - , vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l'atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione».

La risposta dei lefebvriani non lasciava spazio a fraintendimenti: «Paradossalmente, nel contesto odierno, ci sembra proprio di dovere fare tutto il possibile per cucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con un autentico spirito cattolico. Chiediamo semplicemente di considerare l'autenticità di questa intenzione prima di prendere una decisione in merito al Fraternità sacerdotale. Non è troppo tardi. Lungi da noi l'idea di separarci dalla Chiesa romana; al contrario desideriamo servirla in modo straordinario».

Le radici dello scisma

A scavare un fossato tra i seguaci di Marcel Lefebvre (1905-1991), vescovo anti-Concilio scomunicato da san Giovanni Paolo II e la Chiesa di Roma c'è però sempre il nodo della mancata accettazione del Vaticano II con le sue riforme: dall'ecumenismo, all'apertura ai laici, alla celebrazione della messa nelle lingue 'volgari' e non in latino.

Le ordinazioni odierne arrivano a 38 anni dalle consacrazioni episcopali volute da monsignor Marcel Lefebvre che, nel 1988, segnarono una rottura con Roma per l'atto illecito.

Forza Nuova e vannacciani alla celebrazione

Per i lefebvriani è scesa in campo anche l’estrema destra italiana. Forza Nuova ha espresso vicinanza e annunciato la presenza di una propria delegazione guidata dal segretario Roberto Fiore

Anche alcuni esponenti di Futuro Nazionale hanno annunciato la loro presenza: Mario Borghezio, che ha definito i lefebvriani «soldati politici della Tradizione», Fabrizio Matta, presidente del comitato costituente Torino 506, e Larissa Yudina, soprano italorussa.

(Unioneonline)

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