La sicurezza del bar “Le Constellation” nel mirino il giorno dopo la strage di Capodanno a Crans-Montana, con decine di giovanissimi morti (le autorità svizzere parlano di 40 morti recuperati) e 119 feriti, per buona parte «molto gravi». È stata aperta un'indagine penale contro i due proprietari francesi del locale: sono accusati di omicidio colposo per negligenza, lesioni corporali per negligenza e incendio per negligenza.

Sono ragazzi svizzeri i primi quattro identificati tra le vittime, come comunicato dalla polizia cantonale del Vallese. Si tratta di due ragazze di 21 e 16 anni e di due ragazzi di 18 e 16 anni. I loro corpi - viene precisato - sono già stati restituiti alle famiglie.

Il proprietario del locale, Jacques Moretti, al quotidiano svizzero online in lingua tedesca '20 Minuten' ha raccontato che lui e sua moglie, rimasta ferita nel rogo, «non riescono più a mangiare né a dormire». «Non possiamo né dormire né mangiare; siamo tutti in pessime condizioni», le parole di Moretti, che assicura la piena collaborazione. Ha anche ribadito che il locale era stato «ispezionato tre volte» negli ultimi dieci anni e che «tutto è stato fatto secondo le norme». Ma le prime testimonianze e i video girati durante la notte di San Silvestro sembrano dimostrare tutto il contrario. 

L’incendio è divampato nel seminterrato dopo che le scintille delle fontane di luce infilate nel collo delle bottiglie di champagne, tenute troppo in alto da qualcuno durante i festeggiamenti, hanno raggiunto il rivestimento che assorbe i suoni e riveste il basso soffitto in legno. Rivestimento che, come si vede nei filmati diffusi in rete subito dopo la tragedia, ha preso immediatamente fuoco, il che dimostrerebbe che non era ignifugo, come invece avrebbe dovuto essere. «L’indagine determinerà, al meglio delle sue capacità, se questa schiuma è conforme, se è stata installata correttamente », assicura la procuratrice generale Beatrice Pilloud.

Resta anche da capire se ci fosse un impianto antincendio e perché, nel caso, non abbia funzionato, se ci fossero estintori (di cui nessuno ha parlato), e quante e dove fossero le uscite di emergenza e perché, nel caso, siano risultate ostruite. «Ci hanno detto che c’erano altre uscite, ma erano tutte ostruite dalle fiamme», le parole dell’ambasciatore italiano. Conferma Stéphane Ganzer, capo del dipartimento di sicurezza del cantone: «C’erano, ma bisogna immaginare che un incendio generalizzato impedisce alle persone di vedere, di muoversi e trovare l’uscita».

Nel frattempo il ministro degli esteri Antonio Tajani, volato a Crans-Montana, ha incontrato alcuni familiari dei ragazzi dispersi e feriti. I nostri connazionali feriti sono 13, sette già portati in Italia, mentre sei restano i dispersi. Questa mattina l’assessore al Welfare lombardo Guido Bertolaso ha parlato di «due feriti italiani a Zurigo non ancora identificati».

(Unioneonline/v.l.)

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