Mentre si fa sempre più salato il conto che la Svizzera presenta all'Italia per le spese mediche dei feriti di Crans-Montana, la polemica politica si fa rovente. Ed è la Lega dei Ticinesi ad andare all'attacco, accusando l'Italia di «starnazzare» sulla vicenda e annunciando un altolà all'ipotesi che sia la Confederazione a pagare.

«Non ci sta bene», scrive sul Mattino della domenica Lorenzo Quadri, membro del Consiglio nazionale svizzero, «che i contribuenti rossocrociati vengano ancora una volta criminalizzati e chiamati alla cassa per colpa dei coniugi Moretti, del sindaco di Crans, ed eventualmente del Cantone Vallese».

Nelle ultime ore altri ospedali, oltre a quello di Sion, stanno recapitando alle famiglie delle parcelle astronomiche, che raggiungono anche i 200mila euro come quella arrivata da Zurigo.

L'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, allarga il perimetro delle critiche nei confronti della gestione elvetica: «È stato sicuramente un errore grossolano, un'azione sbagliata sotto tutti i punti di vista: è un problema di natura etica. Qui siamo di fronte ad una strage che, lo sanno tutti, doveva e poteva essere evitata, con dei soccorsi che non sono stati particolarmente efficaci ed efficienti».

I video della strage

E proprio su quei pochi minuti del primo gennaio, in cui la festa di Capodanno di quasi 200 ragazzi si è trasformata in tragedia, si concentrano da oggi le parti civili, avvocati e familiari delle 41 vittime e dei 115 feriti. Potranno visionare le immagini senza filtri registrate nel Constellation quando l'incendio è divampato. Uno snodo importante delle indagini. Ma per i genitori rischia di essere un'esperienza straziante, insopportabile.

«So già cosa è successo, non ho bisogno di vedere niente, non mi interessa e non andrò a Sion», spiega Giuseppe Tamburi, padre di Giovanni, il sedicenne di Bologna morto a Crans-Montana. Non ci sarà nemmeno Umberto Marcucci; suo figlio Manfredi è rimasto ferito a Capodanno. «No, io non andrò a vedere questo video. Penso - dice - che nelle famiglie dei feriti l'interesse sia moderato, perché un po' ce l'hanno raccontato loro e poi abbiamo la nausea dei video».

Se diversi familiari vogliono comprensibilmente tenersi lontani da quelle sequenze crude, che finora erano state tenute segrete dalla polizia del Cantone Vallese, tuttavia per gli avvocati quei documenti potranno fare nuova luce sulle tante zone d'ombra di quei minuti terribili. Le registrazioni delle telecamere di sorveglianza del locale, montate dagli investigatori, fissano infatti gli attimi cruciali di ciò che è avvenuto nel locale interrato, dalle 1:20 alle 1:28. Altri fotogrammi riguardano le vie circostanti. E poi ci sono le terribili foto, scattate dalla polizia, subito dopo lo spegnimento delle fiamme. Un dossier audiovisivo che rimane blindato e che potrà essere consultato solo negli uffici del comando della polizia. 

(Unioneonline)

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