Conflitto russo-ucraino e futuro dell’Unione europea: pace ancora possibile?
L’energia resta ad oggi il problema fondamentale, con ogni conseguente riflesso sui più disparati settori produttiviPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Sono trascorsi più di quattro anni dall’inizio del conflitto, ed ancora Russia e Ucraina si affrontano sul campo di battaglia con esiti a tutti noti. Il trascorrere del tempo, a ben voler considerare, sembrerebbe giocare a favore della Russia di Vladimir Putin, non solo e non tanto sul piano militare, ma anche e soprattutto sul piano geopolitico ed economico europeo sul contesto territoriale del quale, peraltro, a detta di molti, peserebbero le conseguenze delle sanzioni alla Russia. L’energia, resta ad oggi il problema fondamentale, con ogni conseguente ed immaginabile riflesso sui più disparati settori produttivi e la crisi che ne è derivata, cui si sono da ultimo aggiunte tutte le criticità scatenate dal blocco dello Stretto di Hormuz.
L’Unione Europea, e con essa il Governo Meloni in piena continuità con il Governo Draghi, si è sempre detta determinata a porre fine alla sua dipendenza energetica dalla Russia e a garantire comunque la stabilità dell’approvvigionamento energetico e dei prezzi. Ma tra il dire e il fare, come si suol dire, v’è di mezzo il mare. E il trascorrere del tempo, in uno alla crisi economica che ne è derivata, imporrebbe di concentrarsi su ipotesi realistiche piuttosto che su slanci ideologici.
Nel frattempo, si assiste all’imporsi di un sentimento crescente di stanchezza e divisione tra cittadini europei, quindi pure italiani, riguardo al supporto militare a Kiev. La contrarietà da molti manifestata rispetto all’aumento delle spese militari e ai cosiddetti piani di riarmo europeo si avverte in tutta la sua importanza in ragione proprio delle conseguenze economiche a breve, medio e lungo termine che andrà a provocare. Mosca, nel frattempo, comunica che il presidente cinese Xi Jinping e il premier indiano Narendra Modi, avrebbero offerto la propria fattiva mediazione per raggiungere un accordo di pace con l'Ucraina. Secondo quanto comunicato dal Cremlino, lo stesso Vladimir Putin avrebbe accolto con favore la proposta avanzata dai due leader asiatici. Se tanto avvenisse, l’Unione Europea, e con essa l’Occidente, potrebbe definitivamente perdere la propria centralità e la propria posizione in termini di potenziale area di influenza “di mezzo”. La funzione dell’Ucraina è sempre stata quella di stato cuscinetto neutrale tra due visioni del mondo ritenute inconciliabili, ossia tra un sistema fondato sul pluralismo, sui diritti e sulla alternanza democratica, e un modello autoritario. Questo dato di fatto appare innegabile.
A destare perplessità è piuttosto l’atteggiamento degli Stati Uniti, o meglio del suo Presidente Donald Trump. Le dichiarazioni sul possibile disimpegno non sono solamente pure e semplici provocazioni di circostanza, quanto piuttosto segnali di una idea di ridefinizione strategica che vorrebbe, per così dire, lasciare scoperto il vecchio continente esponendolo in vario modo e misura ai contraccolpi delle potenze asiatiche. Quella che è apparsa a tutti come una potenziale convergenza di interessi tra Donald Trump e Vladimir Putin, accolto, lo ricordiamo, con tutti gli onori dal primo in Alaska, pur partendo probabilmente da presupposti assai differenti, appare come un’ipotesi plausibile. Tanto l’uno quanto l’altro, a voler ragionare con sufficiente cinismo, potrebbero avvantaggiarsi da un’Europa divisa, meno capace di agire come soggetto politico unitario. Non è stato possibile, malgrado il trascorrere del tempo, realizzare una politica estera europea condivisa tra i Ventisette Paesi Membri. Nonostante tutto, a tutt’oggi non è possibile affermare l’esistenza di una visione comune sulle principali tematiche, dal Medio Oriente ai rapporti con l’Iran e Israele, e neppure sul conflitto in Ucraina. L’Unione Europea non sembra in grado di continuare a subire sul piano economico in primis i contraccolpi delle tensioni internazionali che potrebbero condurre nel medio e lungo termine alla disgregazione del vecchio continente. Il conflitto russo e ucraino deve cessare (con ciò che questo comporta sul piano delle conquiste sul campo di battaglia probabilmente) e contestualmente deve riprendere a pieno ritmo il dialogo diretto con Mosca e con l’intero continente asiatico. Occorre essere parti attive e fattive del nuovo contesto geopolitico per non doverlo poi subire. L’inerzia dell’Unione Europea, la sua incapacità di reazione insieme all’incapacità di svolgere quel ruolo di mediatore nelle controversie internazionali che, in fondo, le sarebbe proprio, la rende purtroppo inevitabilmente marginale e gravemente esposta. Probabilmente è giunto il momento di ripensare ai parametri della politica estera per poter fattivamente lavorare per il rinvenimento di soluzioni che non siano mortificanti per le tasche dei cittadini europei, italiani compresi.
Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro
