Uccise il ladro che le rubò la borsa, Cinzia Dal Pino condannata a 18 anni
Lo travolse col Suv, fu omicidio volontario per i giudici: la pm aveva chiesto l’ergastoloCinzia Dal Pino (Ansa)
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La Corte di Assise di Lucca ha condannato per omicidio a 18 anni Cinzia Dal Pino, imprenditrice balneare di 67 anni, che l'8 settembre 2024 a Viareggio uccise il ladro che l'aveva derubata della borsa, Noureddine Mezgui, detto Said, marocchino, travolgendolo più volte con l'auto.
Alla donna sono state concesse le attenuanti generiche ed è caduta l'aggravante della crudeltà.
Dal Pino ha ascoltato la sentenza in aula accompagnata dalla figlia senza mostrare reazioni. La Corte ha stabilito l'espiazione della condanna in regime di arresti domiciliari.
La pm aveva chiesto l’ergastolo. La difesa aveva invece chiesto alla Corte di riformulare il reato contestato alla donna. Ridimensionandolo a eccesso colposo di legittima difesa, o a eccesso preterintenzionale: due fattispecie riconducibili all’omicidio colposo e all’omicidio preterintenzionale, che presuppongono la mancanza di volontarietà. Secondo i suoi legali Dal Pino voleva recuperare la borsa, piena di effetti personali per lei importanti, ma senza intenzione di vendicarsi.
Per la Procura invece la donna avrebbe agito con creudeltà, non solo per recuperare la borsa ma anche per punire la vittima, in quella che la pm Sara Polino nella sua requisitoria aveva definito una vendetta «spropositata».
Quello di Cinzia Dal Pino divenne un vero e proprio caso nazionale che spaccò l’opinione pubblica: furono diffuse le immagini riprese da una telecamera in cui si vede il Suv della donna colpire l’uomo e fare più volte avanti e indietro sul suo corpo, prima che la donna scendesse dal veicolo, recuperasse la borsa e se ne andasse lasciandolo a terra.
«Mi aspettavo una soluzione diversa sia sul piano della qualificazione giuridica, sia sul piano dell'entità della pena», ha detto Entico Marzaduri, difensore di Dal Pino, che attende le motivazioni della sentenza e annuncia che molto probabilmente farà appello. Nessun commento dalla diretta interessata, che «sperava in una soluzione meno pesante». A chi gli domanda se la donna provasse rimorso, Marzaduri rimanda a quanto già emerso nel corso della vicenda. «Si è espressa in sede di esame dibattimentale, ha già chiarito» i suoi sentimenti, ha detto l'avvocato difensore, e «comunque - ha ricordato - prima di essere arrestata era andata a pregare in chiesa».
(Unioneonline)
