È il 14 aprile 2025, Sempio da un mese circa sa di essere indagato nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. È solo in auto e farfuglia alcune frasi tra sé e sé, ad alta voce. Gli capita spesso, già era stato intercettato nel 2017. Ma questa volta si tradisce, almeno secondo gli investigatori pavesi guidati dal procuratore Fabio Napoleone.

Parla di Chiara Poggi, dei video intimi di Chiara e Alberto visti sul pc della vittima, della loro presenza su una chiavetta usb, un particolare che in quel momento non poteva conoscere perché non era ancora emerso. Parla di quelle tre telefonate a casa Poggi nei giorni che precedono il delitto: «Volevo parlare con Marco, avevo dimenticato che fosse in montagna», aveva detto all’epoca agli inquirenti. Invece, nel soliloquio in auto, spiega che quelle telefonate erano un tentativo di approccio con Chiara, di cui – secondo la ricostruzione di chi indaga – si era infatuato dopo aver visto i filmati. 

L’intercettazione

Sempio a tratti imita una voce femminile, in particolare quella di Chiara che gli dice ‘non voglio parlare con te’ prima di riattaccare il telefono. «Delle tre chiamate - diceva l’indagato - lei ha detto 'non ci voglio parlare con te' (...) era tipo io gli ho detto 'riusciamo a vederci?' (...) e lei mi ha messo giù (...) ha messo giù il telefono ... Ah ecco che fai la la dura ma io non l'ho mai vista in questo modo, l'interesse non era reciproco, cazzo. Lei dice 'non l'ho più trovato' il video (...) io ho portato il video (...) anche lui lo sa … Perché ho visto .... dal suo cellulare ... Perché Chiara non … con quel video e io ce l'ho dentro la penna, va bene un cazzo».

«Saprà spiegare», hanno detto i suoi difensori, che aspettano di poter sentire quelle intercettazioni, di cui ieri, nel corso dell’interrogatorio in cui Sempio ha scelto la linea del silenzio, gli sono solo state lette dagli investigatori. Angela Taccia, legale e amica di Sempio sin dai tempi dell’infanzia, ha detto in tv che il 38enne si riferiva a servizi televisivi o podcast che parlavano dell’indagine.

Ma per i pm pavesi sono quasi una confessione. Perché all’epoca nessuno poteva sapere dei video sulla pendrive, che Chiara aveva copiato e poi cancellato. Solo chi li aveva visti poteva sapere della loro esistenza.

Gli altri elementi contro Sempio

Gli inquirenti ieri hanno messo di fronte all’indagato tutti gli elementi che a loro avviso lo incastrerebbero. Non solo l’intercettazione.

C’è l’impronta 33, che per i carabinieri che all’epoca fecero il sopralluogo era la traccia lasciata dal killer. All’epoca fu scartata dal Ris, secondo le nuove analisi appartiene a Sempio per 15 minuzie.

Il Dna sulle unghie di Chiara Poggi: la genetista Denise Albani, in sede di incidente probatorio, ha stimato una probabilità da «moderatamente forte» a «forte e moderata» che quella traccia parziale, pur «insufficiente a identificare un singolo soggetto», sia compatibile con la linea paterna di Andrea Sempio.

L’alibi smontato. Lo scontrino del parcheggio a Vigevano, curiosamente conservato per un anno: un testimone, amico della mamma di Sempio, avrebbe detto che quel biglietto non l’ha stampato l’indagato, ma la madre che quella mattina era andata a Vigevano per incontrarlo. Inoltre, le analisi sulla scena del crimine hanno spostato di almeno un’ora in avanti – tra le 10.30 e le 12, con “centratura” tra le 11 e le 11.30 – il delitto. Dunque, se anche lo avesse stampato Sempio, quello scontrino delle 10.18 non rappresenterebbe più un alibi. 

Ieri inoltre, tra le varie accuse mosse a Sempio, i pm gli hanno contestato anche una serie di ricerche sul caso Garlasco, su Stasi, e sul Dna trovato sulle mani di Chiara. Ricerca che Sempio effettuò tra il 2014 e il 2015, quando non era stato ancora indagato. C’è anche una stringa di ricerca che parla di Dna mitocondriale, in coincidenza con le analisi svolte durante il processo d’appello bis a Stasi.

E ancora, quelle scritte dal contenuto violento, tante, che in alcuni casi giustificavano anche lo stupro, su un forum di seduzione online. Contenuti analizzati dagli esperti del Racis per ricavare un profilo criminologico dell’indagato.

La ricostruzione

L’indagine offre una ricostruzione completamente diversa del delitto rispetto a quella che ha portato alla condanna di Alberto Stasi, che sta finendo di espiare la condanna a 16 anni.

Un’aggressione in più fasi, iniziata vicino al divano e conclusasi lungo le scale che portano alla cantina con i colpi letali, almeno 12 quelli sferrati alla testa della ragazza.

«Dopo una iniziale colluttazione», si legge nella ricostruzione degli inquirenti, l’assassino «colpiva reiteratamente la vittima, facendola cadere a terra». Poi «la trascinava» verso la cantina e quando Chiara «provava a reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi facendole perdere i sensi». Quindi l’assassino avrebbe spinto il corpo facendolo scivolare lungo le scale e, quando Chiara era ormai incosciente, l’avrebbe nuovamente colpita causandone la morte.

A Sempio sono contestate due aggravanti: quella della crudeltà per l’efferatezza dell’azione e per via del numero delle ferite inferte e quella di aver commesso il fatto per motivi abietti, «riconducibili all’odio a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale».

Amico e coetaneo di Marco, fratello di Chiara, Sempio era un habituè della villetta di via Pascoli, hanno ricostruito gli inquirenti. Trascorreva ore con Marco a giocare alla playstation e a navigare sul pc di casa Poggi, lo stesso su cui Chiara conservava alcuni filmati intimi di lei con Alberto, in cui Andrea si sarebbe imbattuto. Dì lì un’infatuazione e un tentativo di approccio, fatto approfittando dell’assenza di Marco e dei genitori, che erano in montagna. Avance non gradite, approccio rifiutato che secondo la ricostruzione della Procura avrebbe fatto infuriare Sempio. Di lì l’irruzione in casa e l’aggressione con un oggetto contundente.

Marco lo difende

I pm hanno fatto ascoltare quelle intercettazioni anche a Marco Poggi, gli hanno chiesto del video. Il fratello di Chiara, però, ha detto di avere piena fiducia in Andrea Sempio: «Non abbiamo mai visto quei filmati insieme, credo sia innocente», ha detto, dichiarando di fidarsi dei consulenti di famiglia, secondo cui il materiale raccolto dai procuratori pavesi non ha modificato la scena del crimine.

Stasi

Se il testo delle intercettazioni di Andrea Sempio fosse confermato, «sarebbe agghiacciante e a quel punto l'obiettivo sarebbe quello di tirar fuori dal carcere Alberto Stasi il prima possibile»: lo ha detto la legale di Stasi Giada Bocellari nella trasmissione 'Realpolitik' in onda ieri sera su Retequattro.

Sulla possibilità di costituirsi parte civile, la legale ha osservato che «ci vogliono dei presupposti. Alberto era il fidanzato della vittima. Il danno che si può chiedere in sede penale è un danno da reato, quindi non tutta una serie di altri danni che nel caso Stasi ha comunque patito. Quindi, lo vedremo e valuteremo».

In merito a un'eventuale richiesta di revisione, Bocellari ha osservato che «quando si fa la richiesta di revisione si può chiedere anche contestualmente la sospensione dell'esecuzione, in attesa del giudizio di revisione. Qualche tempo fa, non molto tempo fa, ho detto che non l'avremmo chiesta, non l'avremmo voluta, ma se il quadro indiziario fosse solido e ci fossero intercettazioni di questo tipo, allora il quadro probabilmente cambierebbe molto».

La legale ha detto infine che quando Stasi ha appreso la notizia delle intercettazioni «ha avuto una reazione un po' diversa, non di ansia, ma di commozione». 

I prossimi passi

Siamo vicini alla chiusura dell’inchiesta, anche se gli inquirenti hanno detto ieri a Sempio che ancora non è finita. Nelle prossime settimane ci sarà comunque la discovery degli atti, che saranno trasferiti anche alla difesa di Stasi affinché possa procedere con la richiesta di revisione, e la richiesta di rinvio a giudizio di Andrea Sempio.

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