Morta dopo il vaccino anti-Covid, il giudice: «Il pm indaghi sull’organizzazione della campagna»
Respinta la richiesta di archiviazione della Procura sul decesso di una trentaduenne dopo l’inoculazione di AstrazenecaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Nuove indagini per la morte di Francesca Tuscano, l'insegnante genovese di 32 anni stroncata da una reazione avversa ad Astrazeneca somministrata nella prima parte della campagna vaccinale contro il Covid.
Lo ha deciso la giudice Angela Nutini che ha respinto la richiesta di archiviazione della Procura e accolto l'istanza dei legali della famiglia, gli avvocati Salvatore Bottiglieri e Federico Bertorello. Per la giudice delle indagini preliminari, a prescindere dalle responsabilità dei medici che materialmente somministrarono il vaccino, «appare necessario che il pm valuti il compimento di ulteriori attività investigative ritenute utili al fine di individuare possibili responsabilità nell'ambito dell'organizzazione e attuazione della campagna con il vaccino Astrazeneca, e condotte che possano avere causalmente contribuito a cagionare colposamente la morte di Tuscano».
La gip ha deciso di disporre nuovi accertamenti anche alla luce di quanto emerso nell'inchiesta per la morte di Camilla Canepa, la diciottenne uccisa anche lei da una reazione avversa nella seconda parte della campagna vaccinale. In particolare, la giudice riporta le riunioni del Comitato tecnico scientifico: in quella del 7 maggio 2021 «veniva citata - si legge nell'ordinanza - la vicenda della ragazza morta a Genova e successivamente, nell'ambito della concitata discussione, vi era chi sosteneva che "se si fosse lavorato in modo diverso questa ragazza non sarebbe morta”. Ulteriormente si rilevava che fosse “chiara” la “correlazione” tra le trombosi e i vaccini a vettore virale somministrati e che il bilanciamento costi benefici abbia senso laddove non vi siano concrete alternative, ma non dove esse vi siano e che in quello specifico momento erano rappresentate dalla disponibilità di vaccini alternativi».
Durante la successiva riunione online del Comitato tecnico-scientifico dell'11 giugno 2021 «il dottor Giorgio Palù, all'epoca presidente dell'Aifa, lasciato inavvertitamente il microfono aperto, rendeva udibile a tutti la telefonata in cui segnalava una certa insistenza da parte del Ministero affinché il Cts esprimesse parere favorevole all'estensione all'intera popolazione dei vaccini Astrazeneca e Johnson&Johnson, nonostante la propria contrarietà. Occorre interrogarsi sull'eventuale necessità ed esigibilità di mantenere il divieto di utilizzo, quantomeno in presenza di fattori oggettivi predisponenti al rischio di trombosi, quali l'uso di estroprogestinici (...). In ogni caso, un'ulteriore aspetto da valutare sembra essere il tipo di informativa generalmente fornita alla popolazione all'atto di sottoporsi alla vaccinazione». I nuovi accertamenti dovranno durare cinque mesi.
(Unioneonline)
