La battaglia contro il caldo estivo e i climi estremi nelle vigne si vince nei mesi freddi. Una conferma che arriva da molte cantine sarde come ad esempio Siddùra, dove alle scelte agronomiche sono state affiancate tecnologie capaci di fornire indicazioni sempre più precise già dai mesi più freddi, in un modello che oggi consente di intervenire con tempestività di fronte a stagioni meno prevedibili.

LA BANCA DELL’ACQUA – Una parte fondamentale di questa strategia si gioca, ad esempio, nella gestione delle acque meteoriche. Conservare quanto più possibile la risorsa disponibile nei mesi piovosi significa infatti preparare il terreno ad affrontare quelli più caldi: una vera “banca dell’acqua”, inserita in un progetto più ampio di gestione del suolo e del vigneto, che consente alle piante di affrontare meglio le fasi di stress termico e idrico e di preservarne equilibrio e vitalità.

IL TERRENO – C’è poi il tema delle caratteristiche del territorio . In Siddùra la posizione prevalentemente collinare, le temperature più fresche della notte e le brezze della Gallura contribuiscono a preservare freschezza e acidità delle uve. I terreni sabbiosi derivati dal disfacimento del granito favoriscono inoltre lo sviluppo delle radici in profondità, alla ricerca di umidità e nutrimento. Con l’arrivo della primavera cambia invece la gestione della chioma. Di fronte a estati sempre più calde, la priorità è proteggere il grappolo dall’esposizione solare più intensa. Per questo durante la potatura verde vengono preservate le foglie sul lato maggiormente esposto al sole: un “ombrellone naturale” che riduce l’irraggiamento diretto degli acini e aiuta a conservarne profumi, freschezza e acidità. In estate entrano in gioco il monitoraggio dello stress idrico e termico, l’irrigazione di precisione e i biostimolanti.

«La sola acqua non basta più – sottolinea Vitaletti –. Il grande caldo accelera l’accumulo degli zuccheri e il rischio è perdere quella freschezza che determina l’equilibrio del vino. Per questo durante tutto l’anno lavoriamo sul terreno, sulla chioma e sul benessere della pianta affinché zuccheri, aromi e acidità raggiungano insieme il loro punto di equilibrio».

LA TEMPERATURA – La temperatura dell’uva al momento della raccolta è determinante anche per ciò che accade subito dopo. «Vendemmiare nelle ore più fresche è una delle scelte più importanti che facciamo – spiega Dino Dini, enologo di Siddùra –. Un’uva che arriva in cantina fresca conserva intatti i precursori aromatici e l’acidità naturale, è meno esposta a ossidazioni e fermentazioni indesiderate. In un’annata calda come questa, qualche grado in meno nel cassone significa preservare quella freschezza e quei profumi che sono la firma dei nostri vini, a partire dal Vermentino di Gallura». 

«Il cambiamento climatico non deve tradursi automaticamente in un cambiamento dell’identità del vino – conclude Dini –. In un’annata così estrema non basta seguire un protocollo, serve saper leggere ogni giorno la vigna e decidere in fretta. Assaggiare, analizzare e intervenire al momento giusto per mantenere l’equilibrio tra alcol, acidità e struttura. È un lavoro di squadra, in cui agronomo e personale di cantina sono fondamentali quanto l’enologo».

(Unioneonline)

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