Ricette per contrastare la denatalità. Le ha offerte ieri a Sassari, all’Hotel Grazia Deledda, la deputata Elena Bonetti, ex ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, dal 2019 al 2022, nei governi Conte II e Draghi. Nella tavola rotonda promossa da Azione, la parlamentare si è soffermata sull’indice di fecondità in Sardegna, uno 0,91 che si stima raggiungerà a breve lo 0,86. Cifra che, riferiscono i relatori, colloca l’isola come ultima realtà in Europa e penultima nel mondo in termini di nascite.

“Quello 0,86 se si registrasse nel resto del Paese, non renderebbe sostenibile per l'Italia una sopravvivenza economica e sociale”. Serve allora invertire la tendenza, secondo la deputata, finanziando le politiche e le misure dedicate ai giovani, negli ambiti dell’abitare e del lavoro. “Occorre una strategia nazionale che l’attuale governo non possiede. Sta andando in continuità su alcune delle azioni che erano state introdotte nella scorsa legislatura, ma non ha fatto quel passo in più che sarebbe stato necessario”.

E se arranca Palazzo Chigi, gli enti intermedi non possono passarsela meglio come riferito dagli altri partecipanti all’incontro, dall’esponente dei Cinquestelle Gavino Arru, presente per conto dell’assessora al Lavoro Desiré Manca, a Pierluigi Ledda, segretario generale della Cisl Sardegna fino a Lalla Careddu, assessora comunale alle Politiche sociali. In un’Italia che perlopiù invecchia, e la Sardegna non fa eccezione, i temi dominanti della politica vertono spesso sulle pensioni e i soldi con cui aumentarle.

“C’è uno sbilanciamento di risorse - ammette Bonetti - Purtroppo non ci si rende conto che se non torniamo a investire sui più giovani, non avremo più risorse nemmeno per sostenere gli anziani”. Con ricadute sulla natalità che le nuove generazioni rifiutano o rimandano sine die, complici il lavoro precario e gli stipendi che, talvolta, non possono sostenere le spese di un figlio.

Emblematico il caso esposto dalla moderatrice del confronto, la professoressa Simonetta Falchi che ha ricordato di aver atteso i 40 anni e l’occupazione sicura per poter diventare madre. In conclusione l’ex ministra ritiene imprescindibile che i soldi impiegati nel contrasto alla denatalità debbano tenere conto di parametri precisi e lo afferma con cognizione di causa, essendo presidente della commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in corso. “E’ stata accolta la nostra proposta di introdurre nella nuova legge di contabilità dello Stato, la valutazione di impatto demografico su tutte le scelte di investimento e di bilancio”.

© Riproduzione riservata