Sembra una piccola questione limitata e lontana rispetto ai grandi problemi quotidiani, ma non lo è. La battaglia dei comuni ex montani, quei centri eliminati dall’elenco storico con l’entrata in vigore del Dpcm 121 – 633 in tutta Italia, e ben 102 in Sardegna, – tocca tutta la regione.

Il 18 novembre è in programma una manifestazione a Roma, in piazza Colonna, e una delegazione di sindaci incontrerà il ministro Calderoli per chiedergli un’inversione di rotta.

Le perdite

Il singolo paese che perde la sua quota di finanziamenti Fosmit (Fondo per la montagna, già tagliato a livello nazionale negli ultimi due anni: per l’Isola, c’erano 4 milioni nel 2025 e circa 3 milioni nel 2026), perde agevolazioni fiscali, perde le deroghe speciali sulle autonomie scolastiche, ma gli effetti si amplificano, e si legano a doppio filo all’insularità.

Quantificando, a spanne, il danno economico per l’amministrazione di un ente con 2mila abitanti si aggira sui 200mila euro all’anno (fra trasferimenti diretti e contributi che arrivano da bandi), ma le perdite colpiscono a cascata tutta l’economia locale, rendendo più costoso fare impresa, mantenere i servizi di base e contrastare lo spopolamento. Per dire, anche il caro carburante incide diversamente nelle aree disagiate e nelle grandi città.

La distanza

«Distanza dagli ospedali e dai servizi essenziali, tempi di percorrenza, trasporti, infrastrutture, connettività, spopolamento e fragilità demografica devono diventare indicatori attraverso i quali valutare l’effettivo svantaggio dei territori. Ed è qui che la questione dei 102 Comuni esclusi dalla classificazione montana assume una dimensione più estesa e riguarda l’intera Sardegna. Riguarda i diritti dei cittadini che vivono nelle zone più marginali e la possibilità che quei diritti siano realmente gli stessi di chi vive altrove».

Sottolinea il senatore Pd Marco Meloni: «Non possiamo applicare alla Sardegna gli stessi parametri previsti per Trentino Alto Adige o Lombardia. Una formula matematica non può stabilire cosa significhi vivere in una condizione di perifericità. Propongo che la Commissione chieda al Parlamento e al Governo una disciplina specifica e derogatoria per Sardegna e Sicilia».

Cristina Cossu

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