«La Sardegna è una delle regioni italiane più esposte alla crisi della medicina territoriale. Nell'isola circa 450mila cittadini risultano senza medico di famiglia, tanto che la Regione ha recentemente avviato un bando per oltre 500 medici di medicina generale. Una situazione aggravata dalle caratteristiche geografiche e demografiche del territorio: insularità, piccoli comuni, aree interne, bassa densità abitativa, difficoltà di collegamento e forte pressione stagionale legata ai flussi turistici».

E' quanto evidenzia, in una nota, il sindacato dei medici Simg che celebra il suo congresso regionale il 16 e 17 ottobre 2026 a Cagliari con Alessandro Rossi, presidente nazionale Simg, e Carlo Piredda, segretario regionale. Il congresso, che raccoglierà circa 200 medici di medicina generale provenienti da tutta l'isola, sarà dedicato alla memoria di Maddalena Carta, medico di medicina generale scomparsa lo scorso anno a soli 38 anni a Dorgali, dopo essersi spesa fino all'ultimo per garantire assistenza ai propri pazienti e a quelli di altri colleghi assenti.

«La Sardegna vive un momento particolarmente difficile per le cure primarie», sottolinea Piredda, «siamo la prima regione in Italia per carenza di medici di famiglia e abbiamo circa 450mila cittadini senza medico. In più, la riforma della sanità territoriale con Case di comunità e Ospedali di comunità non è ancora realmente partita nei contenuti. Il Congresso SIMG Sardegna vuole essere un momento di aggiornamento scientifico, ma anche un'occasione per tenere unita la categoria e proporre soluzioni concrete alle istituzioni».

Secondo il sindacato in molte realtà un medico, per raggiungere il massimale, deve coprire più comuni contemporaneamente, con difficoltà organizzative e assistenziali crescenti. L'Oristanese è tra le aree più colpite, ma criticità importanti si registrano anche in altri territori dell'isola. «In alcuni territori il medico dovrebbe coprire tre o quattro comuni, spesso senza un adeguato supporto specialistico o ospedaliero», prosegue Piredda, «Lo smantellamento progressivo di alcuni presidi ospedalieri rende ancora meno attrattivo lavorare in zone dove, per un accertamento di secondo livello o per un supporto clinico, il medico di famiglia rischia di trovarsi isolato. Nelle città come Cagliari e Sassari, anche grazie alla presenza di poliambulatori e specialistica territoriale, è ancora possibile garantire standard di cura più elevati, ma nelle aree interne la sofferenza è evidente». 

(Unioneonline)

© Riproduzione riservata