Carletto Porcu, l’inossidabile maratoneta di Monserrato
A 86 anni ha corso oltre 1100 gare e ancora oggi si allena ogni giorno. Una passione scoppiata quasi per caso nel 1991 complice Benito Urgu: «Da quel momento non mi sono più fermato»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Sulle pareti della sua casa a Monserrato – tra medaglie, coppe, attestati e foto ingiallite – ogni angolo trasuda passione per lo sport. «Mai nella vita mi sarei aspettato di fare tutto questo», dice Carlo Porcu, noto Carletto, con gli occhi lucidi e il sorriso di chi ha vissuto un’avventura straordinaria.
A 86 anni, questo infaticabile maratoneta monserratino rappresenta una vera leggenda dell’atletica sarda. In un quaderno custodito come un tesoro ha annotato tutte le 1100 gare a cui ha partecipato, segnando il tempo esatto con cui ha concluso ciascuna prova, specializzandosi nel cross e nelle corse in montagna.
La prima volta
La sua avventura è iniziata il 16 giugno 1991, quando a 51 anni partecipò alle Olimpiadi della terza età a Cagliari, organizzate dall’allora assessore Gianfranco Fara: una gara di 3 chilometri dal palazzo comunale al campo Coni. «In quella gara, a cui partecipai quasi per caso, è nata la mia passione. Inoltre – aggiunge Porcu - ho fatto un incontro speciale perché partecipò un comico che adoro, Benito Urgu». Lì conobbe un dirigente della Libertas Campidano e si iscrisse subito alla società. «Ricordo che le tute che ci avevano dato sembravano quelle del mondiale di calcio del 1934, dell’epoca di Pozzo», dice sorridendo. L’anno dopo partì ad Ischia dove svolse un corso gratuito per apprendere le tecniche della corsa.
La passione
Le decine di vittorie nella sua categoria sono il frutto della passione e del suo rigore: «Facevo i programmi di allenamento, leggevo le riviste specializzate e nel 1992 ho fatto la mia prima vera e propria maratona ad Assemini. Durante quella prima maratona – sottolinea Carlo - pensavo al mio idolo Gelindo Bordin, oro olimpico nel 1988». E da quel momento, le sue gambe non si sono più fermate: «Da lì ho girato tutta la Sardegna, facendo anche le gare in montagna, le cosiddette cronoscalate». Grande lettore di saggi storici, amante della natura e della musica, nella sua carriera ha conosciuto grandi campioni come Antonio Cardia e Gianfranco Melas. Nemmeno un grave infortunio lo ha piegato: «A 79 anni durante una gara sono caduto e mi hanno anche operato ad un ginocchio. Sono mancato dalle corse per 4 mesi ma sono tornato più determinato che mai».Negli anni ’90 ha corso le maratone di Milano e Roma: «Quella della capitale è spettacolare, correre a pochi passi dal Colosseo e i Fori Imperiali, accompagnato ad ogni chilometro da complessini musicali da tutto il mondo».
Sempre di corsa
Ancora oggi, a 86 anni compiuti, si allena anche quattro volte a settimana, fermandosi solo per il gran caldo: «L’ultima corsa l’ho fatta due mesi fa perché adesso hanno fermato tutto a causa del troppo caldo». In Sardegna è ormai diventato un simbolo: «Una volta feci a una gara a Sassari ma arrivai in treno a meno di dieci minuti dalla partenza. Appena mi videro arrivare l’organizzatore fece fermare tutte le procedure per farmi gareggiare insieme agli altri perché ormai ero una sorta di istituzione».
In 1100 gare non si è mai ritirato: «Capita che durante le gare il pubblico e i concorrenti mi vedano e restino stupiti. Qualcuno mi grida in modo scherzoso “ma ancora stai correndo?”. Mi piace tanto correre, mi ha fatto viaggiare e divertire molto. Non ho intenzione di fermarmi, finché il fisico me lo consente».
E ogni volta, all’arrivo, si ripete la magia: ad accoglierlo ci sono gli applausi affettuosi dei giudici, del personale medico e dei volontari, premiazione perfetta per chi non smette mai di correre.
