In Ungheria l'allarme fanghi rossi è scattato qualche anno fa. Dal bacino in cui erano stati stoccati gli scarti della lavorazione dell'alluminio ci fu uno sversamento da 800 mila metri cubi.

Il bilancio fu di otto morti e 7mila profughi. Nel bacino di Portovesme, realizzato da Eurallumina nel 1975, sono invece concentrati 20 milioni di metri cubi di materiale tossico.

Il "deposito" è stato posto sotto sequestro dai carabinieri il 29 settembre del 2009. Una bomba chimica in un territorio in cui il prezzo altissimo pagato dal punto di vista ambientale si sperava fosse risarcito da un'economia solida e da posti di lavoro stabili. Oggi, attorno al bacino dei fanghi rossi, la disoccupazione cresce in maniera esponenziale.

Sull'Unione Sarda in edicola la puntata dell'inchiesta dedicata all'analisi dei danni prodotti dal punto di vista ambientale dalla grande industria. I servizi sono firmati da Anthony Muroni e Antonella Pani.
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