Durante la seconda guerra mondiale a Sa Zeppara, in prossimità del Km 101 della SS126, furono costruiti una pista di atterraggio e alcuni piccoli hangar. Quest'area nelle mappe militari era conosciuta come aeroporto 603 e da qui decollavano gli aerosiluranti italiani all'attacco dei convogli inglesi che superavano lo stretto di Gibilterra.

La pista in terra battuta, lunga circa 1 200 metri, era orientata a nord-ovest. Dopo la fine del conflitto, la ripresa delle attività agricole ne ha gradualmente determinato la disgregazione. L'individuazione del campo volo di Sa Zeppara non era impresa facile. Nessuna mappa dell'isola, infatti, ne riportava la collocazione, scongiurandone così il bombardamento sistematico da parte delle forze anglo americane (come avvenne più volte, invece, per il vicino aeroporto di "S'acqua Cotta"). Nell'aeroporto c'erano edifici e hangar solo per i depositi di viveri e munizioni e per i soldati di guardia; gli equipaggi e il personale alloggiavano in tende o baraccamenti di cui oggi non rimane traccia. Attualmente esistono ancora gli hangar, costruiti in pietra vulcanica (nera) e coperti con capriate in legno e tegole. Nella zona esistono inoltre alcuni bunker, posti su terreni privati.

L'importanza di questo aeroporto era dovuta alla strategicità della propria collocazione geografica, nell'immediato entroterra della costa sud occidentale dell'isola, al centro del Mediterraneo.

Durante l'occupazione tedesca, vicino al nuraghe Melas, venne costruito un deposito di munizioni di cui oggi è visibile solo il pavimento in cemento. Nell'aeroporto furono dispiegati Macchi M.C.205V (Veltro) perfettamente efficienti di nuova costruzione al comando del comandante Duilio Fanali. Nel 1940 iniziarono i lavori per la costruzione della pista di volo a Sa Zeppara con maestranze di tutto il territorio.

Nell'aeroporto di Sa Zeppara la manutenzione degli aerei fu affidata agli operai delle officine della vicina Miniera di Montevecchio, grazie a tale collaborazione gli operai appresero tecniche di manutenzione di alto livello, che migliorarono le loro conoscenze: nel tempo le loro capacità tecniche e le attrezzature moderne dell'aeronautica fecero sì che gli operai diventassero tra i più qualificati d'Italia. Nel campo di volo di Sa Zeppara furono portate officine mobili (autocarri con attrezzatura speciale per le manutenzioni degli aerei) provenienti dall'aeroporto di Monserrato che fu bombardato nei primi raid prima del bombardamento di Cagliari avvenuto nei primi mesi del 1943.

Per la cronaca gli americani attesero le piogge affinché l'aeroporto di Monserrato fosse inagibile. Infatti in questa località le piste erano poste su terreno argilloso che non permettevano il drenaggio delle precipitazioni meteoriche. Perciò quando arrivarono gli aerei americani, anche se avvistati, provenienti dalla Tunisia, gli aerei italiani non poterono decollare. Usando questo stratagemma le forze alleate poterono bombardare e distruggere la città di Cagliari. Quanto restò dell'aeroporto di Monserrato – aerei e officine mobili - fu portato a Sa Zeppara che divenne il centro di revisione aerea più importante della Sardegna sino alla fine della guerra. Come attestano i registri della manutenzione della Macchi, negli ultimi due hangar circa quaranta dipendenti della Montevecchio (tra essi una decina di Guspinesi) lavorarono alla revisione pre volo e post volo dei velivoli, alla messa a punto e prova dei motori, dei carrelli, delle radio e dell'armamento. Il tutto avveniva sotto la supervisione dell'Ufficio Sorveglianza Tecnica della Regia Aeronautica e, dall'autunno del 1943, di un ufficiale della Luftwaffe (Wehrmacht).

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