"Preti contro il genocidio" sfilano a Roma: serve pace coraggiosa

23 settembre 2026 alle 16:12
Roma, 23 set. (askanews) - La rete "Preti contro il genocidio" è tornata a manifestare a Roma a un anno dalla prima mobilitazione. Circa cento sacerdoti, arrivati da otto Paesi e da diverse regioni italiane, hanno attraversato la città, da San Pietro alle vie del centro, tra preghiere, testimonianze e un messaggio forte contro la guerra. "Pregare e camminare per la pace, siamo qui sotto alla sede di Leonardo, come punto finale di questa nostra marcia", ha raccontato ad askanews Don Paolo, parroco di Anguillara Sabazia. La marcia si è conclusa davanti alla sede di Leonardo Spa in Piazza Monte Grappa, a ricordare le responsabilità legate al settore degli armamenti. La rete è nata un anno fa, quando - secondo il presidente di Pax Christi Italia, il vescovo Giovanni Ricchiuti - parlare di genocidio a proposito di Gaza veniva considerato da alcuni una forma di blasfemia e antisemitismo. Da allora la mobilitazione si è allargata e sarebbero circa duemila - tra sacerdoti, vescovi e cardinali - quelli che hanno aderito al movimento nel mondo.Padre Dario Bossi, missionario comboniano: "Questo stesso movimento si sta replicando in Spagna, in Irlanda, in UK, Stati Uniti e in Brasile. Quindi iniziative diverse, con molta libertà, senza nessuna istituzionalità, per scuotere dal di dentro la Chiesa, perché una parola di pace coraggiosa sia assunta non solo dai preti".Il movimento nasce anche dalle testimonianze raccolte direttamente sul terreno, durante un recente pellegrinaggio in Terra Santa. Racconta Don Paolo, parroco di Anguillara Sabazia: "È stato un pellegrinaggio di giustizia, siamo andati ad ascoltare il popolo palestinese, con le sue ferite, i suoi drammi", ha affermato. "È una terra dove succedono delle cose senza un perché. Non c'è un perché per uccidere un bambino di 7 anni, da un giovane militare israeliano, che spara a un bambino in braccio alla sua mamma, questo abbiamo ascoltato", ha aggiunto. "Abbiamo sentito la fatica delle donne delle comunità che devono sostenere le proprie famiglie, in quanto i propri mariti sono ormai uccisi o incarcerati senza nessun, nessun processo", ha sottolineato.