«I nuragici? Commerciavano in tutto il Mediterraneo»: le ultime scoperte archeologiche

05 marzo 2026 alle 17:04aggiornato il 05 marzo 2026 alle 17:05

Che cosa ci fa uno scarabeo in steatite di cultura egizia nel nuraghe Ruinas, nel territorio di Arzana? È la domanda che si sono posti gli archeologi, poche settimane fa, ritrovando il reperto nell’area antistante il pozzo nuragico.

La scoperta ha un valore scientifico straordinario. Ma non è una novità assoluta. L’amuleto recuperato ad Arzana è simile a quello trovato tempo fa nel sito di S’Arcu ‘e is Forrios, a Villagrande Strisaili, ad appena otto chilometri di distanza in linea d’aria.

«È l’ulteriore conferma che i popoli della Sardegna dell’epoca erano in contatto con le città e i paesi della parte occidentale e orientale del Mediterraneo», afferma l’archeologo Nicola Dessì, «in territori dove, per altro, sono state trovate tracce evidenti del passaggio dei nuragici».

Non a caso, perché l’isola in quel periodo era il centro di lavorazione del rame più importante del Mare nostrum.