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Beirut, Sarotto (Arcs): qui gli sfollati sono più del milione censito
14 aprile 2026 alle 18:55
Roma, 14 apr. (askanews) - Dopo gli attacchi israeliani dell'8 aprile scorso che hanno provocato circa 300 morti in un giorno, a Beirut, in Libano, la situazione è ora "relativamente tranquilla", dice Virginia Sarotto, che lavora nel Paese dal 2023 con ARCS Arci Culture Solidali Aps, associazione di promozione sociale di solidarietà, cooperazione e volontariato internazionale.Ora è coordinatrice della missione ed è proprio a Beirut; in questi tre anni dice di aver visto un costante peggioramento della situazione a livello sicurezza e anche a livello umanitario."Un peggioramento dovuto ovviamente al conflitto apertosi con Israele che ha poi avuto alti e bassi, chiaramente adesso è in una fase estremamente acuta e molto grave, anche in un'ottica di medio e lungo periodo, cioè non si vedono a breve effettivamente delle risoluzioni sostanziali del conflitto" dice ad askanews."Dal 2 marzo del 2026 è iniziata questa escalation che stiamo vivendo tutt'oggi, ci tengo a precisare che appunto si parla di un'escalation, nel senso che i bombardamenti israeliani non si sono mai fermati, sono iniziati a ottobre 2023 e non si sono mai fermati... Quello che abbiamo visto il 2 marzo 2026 è stata una risposta da parte non dello Stato libanese ma di Hezbollah sui bombardamenti israeliani, quindi l'escalation in risposta è stata critica".m"Detto questo non si era mai visto uno sfollamento di questo tipo. A oggi le persone sfollate registrate sono più di un milione, sono un milione e 49mila, secondo i dati delle Nazioni Unite e del governo libanese".Dati sottostimati, sostiene, per le molte persone che sfuggono alla conta delle autorità. "La situazione rimane critica, nel senso che la crisi dello sfollamento non accenna a fermarsi perché i bombardamenti non accennano a fermarsi" continua."Il governo ha aperto oltre 600 rifugi, scuole, edifici pubblici, quindi anche i bambini non vanno più a scuola dall'inizio marzo perché le scuole sono state convertite in rifugi oppure sono state bombardate. I rifugi però, quelli ufficiali, riescono a tenere circa un terzo dei rifugiati, quindi la maggior parte delle persone vive in macchina, vive per strada con delle tende" prosegue.La sua associazione continua a lavorare a Beirut e nel Sud, al fianco dei partner locali e di altre Ong per portare aiuti urgenti alle comunità più vulnerabili, soprattutto a chi vive per strada, alimenti, generi di prima necessità, prodotti per l'infanzia, principalmente.E racconta come vive la gente questi giorni di negoziati per una possibile risoluzione del conflitto tra Usa-Israele e l'Iran: "Secondo me adesso il sentimento prevalente è proprio questa stanchezza e questa rabbia che sono frutto di una costante incertezza e di un costante non sapere, sentirsi confusi, non sapere che cosa aspettarsi, attendere appunto la notizia che i negoziati sono andati in un modo o nell'altro perché da questo dipende il tuo giorno di oggi o di domani.Cioè in un Paese del genere la politica internazionale tiene ostaggio le vite delle persone, che sono sempre poi le ultime, cioè quelle dimenticate... ", dice ancora Virginia Sarotto. "Per una persona libanese media tutta la sua vita realmente dipende da cosa succede nei circoli di politica internazionale e dai negoziati dei tre o quattro paesi che sono coinvolti in questo momento".
