Enrico Letta e la crisi dell’Europa: trent’anni di riforme mancate
Gli europei pagano il prezzo più altro della crisi internazionale. Stanno reagendo, ma troppo lentamente.
Enrico Letta, ex Presidente del Consiglio, oggi decano della Scuola economica dell’Università IE di Madrid e presidente dell’Istituto Jacques Delors, traccia il quadro dell’affanno del vecchio continente.
Ospite di Radar, su Videolina, sottolinea i nodi che i 27 Paesi non sono stati in grado di sciogliere davanti a una doppia crisi: strutturale e congiunturale.
«Servono interconnessioni tra i Paesi europei, un unico sistema di rete europea, la spinta sulle rinnovabili. Queste sono le scelte strutturali. Poi abbiamo il problema congiunturale di questi giorni. Lo si risolve con dei sussidi, con un allentamento del patto di stabilità. Ma questo non risolve il problema che ricapiterà fra un anno. Bisogna avere lucidità per intervenire con le riforme che riescano a recuperare ciò che non si è fatto in 30 anni, quando per troppa miopia i paesi europei hanno pensato di poter fare da soli. Nel mondo dei giganti o siamo tutti insieme, noi europei, oppure, come si è capito da Putin e dai cinesi, semplicemente andiamo sott'acqua».
La prossima settimana Trump vola a Pechino. Che cosa dobbiamo aspettarci?
«Trump è poco affidabile. I cinesi guardano e giocano a tutto campo. Credo che sia importante che anche noi europei cominciamo ad aprire un po' gli occhi, ad avere con loro un rapporto un po' più solido. Credo che ne avremo tutti molto vantaggio».
