Gallura, nell’agriturismo “spunta” una pala eolica: «Nessuno ci ha avvisati, ma non lo permetteremo»

29 aprile 2026 alle 21:17

Vita e lavoro tra Milano e Sant’Antonio di Gallura, 42 anni, manager con una laurea in Filosofia e master alla Bocconi, Sesto Santoli ha firmato tre romanzi e ha costituito anche un team di ricercatori che realizza il T9 per i cellulari in lingua gallurese.

Nei giorni scorsi ha saputo, quasi per caso, che una porzione del terreno (una tenuta di circa 40 ettari) dell’azienda agrituristica della sua compagna è stata scelta per l’installazione di un aerogeneratore di quasi 200 metri del progetto Trynyty.

Santoli, come altri privati che lavorano e vivono nella splendida campagna a cavallo tra Sant’Antonio e Calangianus, non è stato mai avvisato o consultato sul progetto che, va precisato subito, sta incontrando la ferma opposizione dei sindaci Carlo Viti e Fabio Albieri. Il manager dice: «Il mio è un atto di opposizione privata e un contributo al dibattito pubblico sul destino del territorio di Sant’Antonio di Gallura e Calangianus, della Gallura e della Sardegna. Possiedo, abito e vivo in una delle aree coinvolte dal progetto eolico “Sughere e Granito”, nello stesso terreno e nello stazzo che vi si trova, sta crescendo mia figlia e lavora la mia compagna che vi ha insediato, facendo impresa, un’azienda agricola.  Sento dunque il dovere di trasformare una scelta individuale in una posizione etica e pubblica: finché ne avrò la custodia, questo terreno non ospiterà infrastrutture che ne snaturino l’essenza, questa è una promessa a chi lo ha custodito prima di me da generazioni e a quelle che verranno». 

Santoli ha lanciato un appello alle istituzioni: «Considerare la Sardegna come una mera "superficie vuota" da riempire di hardware energetico è un errore di prospettiva: è confondere il Valore (storico, identitario, ecologico) con il prezzo dell’energia prodotta. Dal punto di vista economico, un investimento che distrugge il capitale fisso sociale e paesaggistico per un ritorno nel breve periodo è, tecnicamente, una cattiva gestione del patrimonio. Mi rivolgo alle istituzioni, sia quelle che hanno già ben compreso l’impatto di questa speculazione, come i Comuni di Sant’Antonio di Gallura e di Calangianus con i loro sindaci Carlo Viti e Fabio Albieri, sia quelle a cui chiedo espressamente e pubblicamente una presa di posizione chiara come Regione sarda e la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La Sardegna non è un set da arredare, dove piantare, contro il volere popolare, sistemi di estrazione energetica fine a se stessi, ma un sistema vivente fatto di persone e territori. Il mio impegno a non concedere il terreno per queste installazioni è un atto di coerenza verso questo principio».