25 aprile, il ricordo di Giaime Pintor. A Cagliari la mostra sui crimini del nazifascismo

25 aprile 2026 alle 12:15

“Vivevamo allora nella sperduta isola dei sardi, quando andare e venire dal continente era un'impresa. Sembrava che il piroscafo varcasse un oceano e i rari idrovolanti accendevano l'immaginazione”. Lo scrive Luigi Pintor nel libro “Servabo”. Con il fratello Giame e tutta la famiglia viveva sotto viale Buoncammino, tra via Fiume e via Porcell dove oggi c’è un vuoto e quasi nessun ricordo di quel loro periodo cagliaritano.

“Non potevo immaginare che una casa così pacifica sarebbe stata inghiottita dalla terra come per un sortilegio. Al suo posto, c'è ora un contrafforte pietroso dov'è appesa una lapide che parla di mio fratello, cresciuto lì tra mura invisibili. Se uno imbocca quella curva e legge distratto quella scritta pensa indifferentemente a un garibaldino, a una trincea carsica, alla guerra civile. E infatti non c'è differenza”. Luigi, Giaime, le sorelle Silvia e Antonietta, la madre Adelaide Dore sono a Cagliari perché il padre Giuseppe, funzionario al ministero dei Lavori Pubblici viene trasferito nell’isola dove restano sino al 1940 (eccetto Giaime, a Roma già dal 1935). Giaime, scrittore, critico, studioso di letteratura tedesca, traduttore dell’opera di Rilke, alla vigilia dell’entrata in guerra organizza a Roma un gruppo antifascista. È convinto che gli intellettuali non possano fare passi indietro. Ufficiale di complemento, dopo l’8 settembre parte da Napoli per unirsi ai partigiani del Lazio attraversando le linee tedesche, ma muore, a 24 anni, in seguito all’esplosione di una mina a Castel Volturno. È il primo dicembre del 1943.  Il 28 novembre aveva indirizzato una lettera testamento a Luigi: “Senza la guerra io sarei rimasto un intellettuale con interessi prevalentemente letterari, avrei discusso i problemi dell’ordine politico, ma soprattutto avrei cercato nella storia dell’uomo solo le ragioni di un profondo interesse, e l’incontro con una ragazza o un impulso qualunque alla fantasia avrebbero contato per me più di ogni partito o dottrina”.

Quella missiva è un’eredità straordinaria: “Musicisti e scrittori dobbiamo rinunciare ai nostri privilegi per contribuire alla liberazione di tutti. Contrariamente a quanto afferma una frase celebre, le rivoluzioni riescono quando le preparano i poeti e i pittori, purché i poeti e i pittori sappiano quale deve essere la loro parte”. Per Luigi, primo destinatario di quel lucido messaggio, è un carico di dolore ma anche un lascito morale e uno slancio per il futuro. La sua vita sarà densa di fatti e svolte: dalla Resistenza contro i nazisti a Roma, dalle posizioni critiche all’interno del Pci sino alla nascita del Manifesto, modellato con il rigore e la coerenza del fondatore, e alla navigazione, sempre controcorrente, nei mari tempestosi della politica e del giornalismo. Cagliari, da alcuni anni, ha il Belvedere Giaime e Luigi Pintor, una memoria essenziale. C’è una felice coincidenza. Da quel bastione si ammira lo stesso paesaggio che si delineava davanti agli occhi  di Giaime e Luigi, dalla loro casa sotto Buoncammino: “Sembrava – si legge in “Servabo” - che il piroscafo varcasse un oceano e i rari idrovolanti accendevano l'immaginazione. Con stupore, dai balconi di casa, li vedevo alzarsi in volo dagli stagni o approdare in una scia di schiuma come nelle isole dei mari del sud, scoperte al cinematografo o nei racconti d'avventura”. Intanto a Cagliari sino al Ghetto di Cagliari, riaperto dopo quattro anni di lavori, è stata inaugurata la mostra “Nonostante il lungo tempo trascorso… Le stragi nazifasciste nella guerra di Liberazione 1943-1945” aperta al pubblico fino al  prossimo 12 luglio. Fotografie, documenti e video descrivono una delle vicende più complesse e dolorose della storia italiana. Nel video Marco De Paolis, procuratore generale militare, che ha curato l’esposizione.