Cecilia Sala, i figli dell’odio cresciuti tra le macerie del dialogo

20 agosto 2026 alle 17:29

La guerra non comincia con il primo colpo sparato. Arriva prima, entra nei racconti familiari, nelle paure degli adulti e nelle parole con cui viene descritto chi vive dall’altra parte. È da questa consapevolezza che nasce I figli dell’odio, l’ultimo libro di Cecilia Sala, pubblicato da Mondadori e presentato in questi giorni in Sardegna.

Dopo l’apertura al Teatro Doglio di Cagliari il viaggio nell’Isola ha fatto tappa a Oristano e Tortolì, per concludersi a Sant’Antioco. Al centro degli incontri le nuove guerre, ma anche il ruolo del giornalismo nell’epoca della propaganda e delle verità contrapposte.

«I padri sono la generazione che non è riuscita a portare delle soluzioni», spiega la giornalista a Tortolì al ‘’Venerdì letterario… e dintorni’’. Nel libro racconta la storia del palestinese Firas, che aveva vissuto con entusiasmo gli accordi di Oslo e continua a parlare ai figli di diplomazia e di pace.

Uno dei ragazzi lo ascolta rispettosamente, ma non crede alle sue parole. Nasconde due fucili di fabbricazione americana e muore a diciannove anni mentre cerca di tendere un’imboscata ai soldati israeliani.

«Quella generazione di palestinesi è nata e cresciuta tra le macerie del fallimento di quel dialogo. Un fallimento che non pesa soltanto perché le soluzioni non sono arrivate, ma anche per l’incattivimento di un’intera generazione».

Il libro racconta così tre crisi intrecciate: la radicalizzazione di Israele, la distruzione della Palestina e l’indebolimento dell’asse guidato da Teheran. Ma è anche una riflessione sul valore delle testimonianze e sulla responsabilità di chi le raccoglie.

Dopo i ventuno giorni trascorsi nel carcere iraniano di Evin, Sala ha cercato di riprendere immediatamente il proprio lavoro. «Sono tornata l’8 gennaio e il 20 gennaio ero a Kiev». Quell’esperienza, racconta, ha modificato anche il rapporto con le sue fonti: «Ora mi parlano come a qualcuno nel quale possono riconoscersi: ci sei passata anche tu, adesso ci capisci meglio».

Resta infine il valore dell’informazione. «Dove non ci sono giornalisti, lettori e ascoltatori, i massacri procedono più spediti e le ingiustizie restano più spesso impunite». Anche quando non produce tutti i cambiamenti sperati, conclude Cecilia Sala, l’attenzione non è mai irrilevante.