Apre la Biennale, lo spazio dell'arte oltre tutte le polemiche

06 maggio 2026 alle 09:45
Venezia, 6 mag. (askanews) - Piove, dopo giorni di sole, sulla prima giornata di pre apertura della Biennale Arte 2026, "In minor keys", progettata da Koyo Kouoh e realizzata poi da un team curatoriale di suoi assistenti. Piove ed è probabilmente giusto così, sia per un tributo di malinconia alla curatrice scomparsa improvvisamente un anno fa, sia per il clima di polemiche feroci che ha accompagnato la gestazione e ora l'apertura della manifestazione: la presenza della Russia, di Israele, l'assenza di artisti italiani, la mancata partecipazione dell'Iran, le tensioni tra la Biennale, il governo e anche la Ue, le dimissioni della giuria e il posticipo della premiazione. In tutto questo nessuno ha parlato di arte. Piove, si diceva, e viene da pensare che, in effetti, non poteva essere altrimenti. Ma al di là della pioggia la mostra esiste, si è rivelata nella sua ricchezza di pratiche e mondi, nella sua volontà di allargare lo spazio dell'arte e mostrare il lavoro di artisti che sono profondamente calati nella contemporaneità e che ci permettono di cambiare prospettiva."Quello che vedete nella mostra - ha spiegato ad askanews Rasha Salti del team curatoriale - sono in primo luogo artisti con i quali Koyo ha lavorato per molto tempo, quindi rappresentano veramente il suo modo, ma allo stesso tempo ci sono anche artisti che noi le abbiamo proposto, pratiche che ha scoperto attraverso di noi, che sono in una fertile conversazione con quelli che lei aveva pensato per questa Biennale".Una mostra che fa quello che una Biennale dovrebbe fare, ossia guarda alle manifestazioni più vive del sistema dell'arte, accoglie territori, fisici e mentali, che a lungo sono stati esclusi da un discorso occidentale-centrico, guarda alla pratiche che ragionano concretamente sul presente e, ancora più nello specifico, riflette su parole come speranza, futuro, spiritualità."Uno degli obiettivi di questa mostra fin dall'inizio, fin dall'idea da cui Koyo è partita e su cui ha costruito relazioni e lavoro - ha aggiunto Siddhartha Mitter, un altro dei curatori - era che avesse un'anima, lo spirito. E senza preoccuparci di quello che i critici potevano dire, perché la cosa più importante è il pubblico, e io penso che oggi possiamo dire che questa mostra ha un'anima e se in qualche modo raggiunge altre anime è già un successo".Nella mostra ci sono artisti che utilizzano la struttura della seduta spiritica, altri che creano vestiti rituali e propiziatori; ci sono film che raccontano la storia di un Robin Hood africano e alberi d'ulivo che ruotano sulla loro base; c'è tanta pittura, soprattutto nel rinnovato Padiglione centrale, ma senza nessun gusto, potremmo dire, "orientalista", no, quello di cui si ragiona è la nostra vita sul pianeta terra, riguarda tutti noi. E poi, e probabilmente questa è la parte più intensa, ci sono tante grandi installazioni all'Arsenale, che utilizzano la scienza e la tecnologia, ma che guardano come primo aspetto all'essere umano, anche in questo mondo in guerra e in mezzo alle polemiche. (Leonardo Merlini)