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Alla Pinacoteca di Brera per scoprire Giovanni Agostino da Lodi
27 maggio 2026 alle 17:35
Milano, 27 mag. (askanews) - La cultura stratificata di Giovanni Agostino da Lodi e il suo percorso artistico in mostra nella Pinacoteca di Brera in dialogo coi suoi contemporanei. A Milano la prima esposizione mai dedicata al pittore, a cura di Maria Cristina Passoni e Cristina Quattrini, nasce con l'obiettivo di restituire al pubblico la sua complessità e la sua ricchezza, riprendendo e aggiornando gli studi che, soprattutto dalla fine del Novecento, hanno contribuito a definire la sua figura. Pittore raffinato e bizzarro, Giovanni Agostino da Lodi fra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento visse e lavorò fra Milano e Venezia. Riemerge negli studi all'inizio del Novecento, dapprima con il nome convenzionale di Pseudo Boccaccino coniato da Wilhelm von Bode, che nel 1890 gli restituì varie opere precedentemente riferite al cremonese Boccaccio Boccaccino. Nonostante la firma sulla tavoletta della Pinacoteca di Brera raffigurante i Santi Pietro e Giovanni Evangelista, resa nota nel 1912 da Francesco Malaguzzi Valeri, la sua si rivelò una vicenda critica a lungo controversa, fino al riconoscimento della sua statura sancito da ricerche della fine del secolo scorso. Maria Cristina Passoni, curatrice del progetto insieme a Cristina Quattrini, ha descritto ad askanews la mostra e il quadro Madonna con il Bambino e due devoti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte."Inanguriamo oggi questa mostra dedicata a Giovanni Agostino da Lodi, un pittore abbastanza sconosciuto. Chi era costui? Era un pittore il cui nome emerge nel 1912, quindi solo da un secolo. Noi cerchiamo con questa mostra di suggerire e di ricostruire il suo itinerario anche attraverso confronti con i grandi artisti con cui si è intrecciato, sia a Milano, dove probabilmente avvenne la sua formazione nella Milano di Bramantino e di Leonardo, sia a Venezia dove lui approda a fine del Quattrocento e ha modo di conoscere la pittura di Vivarini, Giovanni Bellini, Giorgione, Durer. Si è cercato di fare interagire le opere con quello che le circonda visto che siamo nei saloni della pittura veneta del Rinascimento e alla fine della mostra lombarda del Rinascimento. Ed è stato proposto un allestimento a raggiera, in cui le opere vengono messe in dialogo ma in cui è anche possibile uscire, crearsi anche dei confronti personali, divagare e farsi distrarre anche dalla collezione permanente che ci circonda. Siamo davanti a una donna con il bambino e due devoti, di impronta belliniana, ma da qui traspare proprio quella che è anche la sua cultura stratificata. Il volto della vergine ricorda Giovanni Antonio Boltraffio negli anni novanta. La stessa composizione piramidale alla fine è quella della Vergine delle Rocce di Leonardo in cui anche questo gesto affettuoso con cui la Madonna mette le mani sulle spalle dei committenti crea una complicità intima e affettuosa. Non è naturalmente immune da Giorgione e qui lo scorgiamo soprattutto nel modo in cui la scena è ambientata nella natura, il modo in cui viene reso questo paesaggio un po' digradante sul fondo. Noi proponiamo anche come confronto questa Madonna con il bambino di Durer della Fondazione Magnani Rocca, questo modo di rendere il bambino per tratti minuti appuntiti, questo modo di rendere i lustri sui capelli della Madonna e questa anche tattilità, questa resa molto materica sia nel velo che cinge il bambino sia nei riflessi della coppa ricorda proprio questo interesse lenticolare mimetico dell'arte nordica". Il percorso espositivo, immerso nelle prime sale della Pinacoteca di Brera, ricostruisce la sua carriera attraverso 46 opere, tra autografe e di autori coevi, in parte conservate a Brera ma soprattutto frutto di numerosi e importanti prestiti da musei italiani ed esteri, tra cui il Museo del Louvre a Parigi, le Gallerie dell'Accademia a Venezia, l'Allentown Art Museum in Pennsylvania, il Kunsthistorisches Museum a Vienna, la Galleria Borghese a Roma, il Museo del Prado e il Museo Thyssen-Bornemisza a Madrid, la National Gallery a Londra. Fino al 13 settembre 2026 i dipinti di Giovanni Agostino da Lodi dialogano con capolavori di Bramantino, Alvise Vivarini, Giovanni Bellini, Giorgione, D rer, Lorenzo Lotto, Girolamo Romanino. Il comitato scientifico del progetto è composto da Alessandro Ballarin, Francesco Frangi, Mauro Natale, Maria Cristina Passoni, Cristina Quattrini, Edoardo Rossetti.
