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Al Castello di Rivoli il ghiacciaio scomparso di Cecilia Vicuna
30 aprile 2026 alle 08:40
Torino 30 apr. (askanews) - Il Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea presenta nella Manica Lunga Cecilia Vicuna: El glaciar ido (The vanished glacier / Il ghiacciaio scomparso), la prima mostra personale dell'artista in un museo italiano: un importante ritorno dell'artista nell'istituzione che ha presentato per la prima volta il suo lavoro in Italia nel 2000, nell'ambito della mostra collettiva Quotidiana. Artista, poetessa e attivista, il pensiero femminista ed ecologico di Vicuna si focalizza su tematiche legate alla difesa della democrazia, alla libertà d'espressione e a pratiche decoloniali volte alla tutela dell'eredità culturale delle popolazioni indigene e del territorio. Il processo di preparazione della mostra ha incluso un'azione collettiva che ha coinvolto le comunità locali in passeggiate e nella raccolta di piccoli materiali residui provenienti dalle sponde dei vicini corsi e bacini d'acqua, come il fiume Dora Riparia e i laghi di Avigliana.Marcella Beccaria, curatrice della mostra ha raccontato ad askanews: "Quando Cecilia è venuta qua effettivamente una delle prime cose che ha notato è stato che dalle finestre della Manica Lunga si vedono vette di montagne innevate. Questa mostra nasce dall'incontro di Cecilia Vicuna con questo luogo e il suo territorio, guardando innanzitutto alla memoria geologica di questo luogo e al paesaggio che è stato modellato da queste varie fasi glaciali, un paesaggio fatto di colline moreniche. Il Castello di Rivoli siede su una collina morenica e quindi per sua natura su una collina fatta di detriti e di sedimenti. La mostra continua una lunga relazione tra l'artista e la fisicità dell'acqua, del ghiaccio, delle montagne: lei come dice è una creatura delle montagne, in molti suoi lavori effettivamente acqua, montagna e ghiaccio sono fortemente presenti. Questa è una mostra che parla chiaramente anche di quanto è preziosa oggi l'acqua, di quanto sono drammatiche le varie tipologie di attentati al paesaggio e all'ambiente naturale che noi continuamente facciamo. In mostra sono presenti le parole, i suoni, la voce dell'artista che in accordo con lei possono essere esperiti man mano che ci si muove nello spazio e alla fine re-incontrati poi sotto forma di alcuni video che sono presenti in mostra e sono ovviamente anche delle altre opere poetiche profondamente connesse appunto con acqua, montagne, ghiacciai e con la sensibilità ecologica, poetica e politica che connota il lavoro dell'artista. L'arte di Cecilia Vicuna è fatta di ciò che si vede ma è anche fatta di ciò che non si vede ed è fatta di esperienza. È fatta del tempo che passa e di gesti minimi, non è un'arte che si può vedere e basta: questa è una mostra che in un certo senso non si vede. Bisogna venire qua, bisogna esperirla, bisogna passarci del tempo, bisogna avere anche voglia di capire e di ricordarsi che il nostro corpo conosce il mondo non solo attraverso gli occhi, ma attraverso molteplici sensi, attraverso anche l'incredibile capacità che noi come esseri umani abbiamo di conoscere lo spazio nel momento in cui ci muoviamo, nel momento in cui molteplici sensi si attivano".Appositamente progettata per gli spazi longitudinali dell'edificio, l'opera è immaginata dall'artista come un quipu acostado, installazione orizzontale sospesa a più altezze di corda, bambù e lana grezza: una presenza evocativa dello scorrere del tempo, umano e geologico, del movimento di elementi naturali, come vento e acqua, e della transitorietà della presenza umana rispetto all'ambiente. Come la stessa Cecilia Vicuna ha raccontato: "Quando dissolviamo questo lavoro, il lavoro ritorna alla terra. Quindi non si tratta solo di parlare della circolarità, ma di incarnarla, praticarla e gioire del fatto che questa morirà. Ed è la morte ed è ancora più bello della vita. Questo è il concetto di rigenerazione. La morte è parte della vita e la vita è parte della morte".
