A Bonaria la navicella sospesa che indica la rotta: un mistero cagliaritano

23 giugno 2026 alle 19:29aggiornato il 23 giugno 2026 alle 19:30

È una piccola imbarcazione, fissata al soffitto tramite l’albero centrale, con una cordicella.Visitando l’interno del Santuario di Nostra Signora di Bonaria e sollevando lo sguardo, con un po’ di attenzione la si può notare pendere dall’arco sopra l’altare: lunga trenta centimetri, risale probabilmente al XV secolo e nel corso degli anni ha sempre suscitato grande curiosità e interesse.

Il colle di Bonaria è uno dei luoghi della nostra città più ricchi di storia. Ne sono testimonianza i resti dell’antica necropoli e il ritrovamento di tombe di epoca punica e romana. Sappiamo che Alfonso IV stabilì su questo promontorio il suo accampamento durante l’assedio alla città di Cagliari del 1324. Qua venne costruita una cittadella fortificata e poi un piccola chiesetta da cui in seguito ebbe origine il santuario che oggi custodisce la statua arrivata, secondo la tradizione, all’interno di una cassa dopo l’abbandono da parte di una nave in tempesta. Da allora, la Madonna di Bonaria, è considerata patrona massima della Sardegna e protettrice dei naviganti.

All’interno del santuario troviamo questa piccola navicella in avorio la cui origine è incerta. Parrebbe essere una sorta di ex-voto. Secondo la tradizione, fu una donna vestita in abito pellegrino, proveniente da remoti paesi e diretta in Terra Santa, a consegnarla in dono, dopo essere rimasta colpita dalla storia del luogo. Ma se la sua provenienza è un mistero, ancora più affascinante è la sua capacità di indicare la direzione dei venti del golfo con la sua prua. Curiosità che spinse a verificare che il suo movimento non fosse orientato da interventi esterni. Della questione se ne occupò anche il processo canonico del 1592 incaricato di esaminare la veridicità dei fatti.

Sappiamo per certo che in passato e in tempi più recenti, in tanti hanno voluto affidarsi alle indicazioni della navicella prima di affrontare una navigazione. E in fondo, un buon auspicio non può che far bene, soprattutto a una città come la nostra, così legata al suo mare.