Il caso.

Vannacci choc: «Gonna corta o lunga? Meglio senza» 

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Roberto Vannacci usa la «leggerezza», così la chiama, per commentare le parole di Antonio Tajani sul parallelo gonne delle donne-affidabilità, e alza il tiro: «Visto che la domanda è leggera, io rispondo in modo altrettanto leggero. Tra gonna lunga e gonna corta, io preferisco senza gonna», dice il leader dei futuristi a Skytg24. L'effetto è dirompente provocando un putiferio di reazioni. Ma se il ministro degli Esteri si era scusato 24 ore dopo, Vannacci va dritto. In una conferenza stampa poco dopo, rivendica di non essere un bacchettone, per cui «non è un capo di abbigliamento che qualifica le donne», e che non si vergogna. E nel pomeriggio insiste: «Non mi curo di critiche insulse», scrive sui social. Posta le statue (seminude) della Venere di Milo e della Venere di Candia e chiosa: «Amo le donne, dono dell'universo».

A Palazzo Madama

Una parte di donne, però, non ci sta. Al Senato le parlamentari delle opposizioni sfoggiano vestitini e minigonne ed entrano in aula. «Questo è un gesto di libertà per dire che siamo libere di vestirci come vogliamo e che la nostra libertà passa anche così, senza i giudizi degli uomini», spiega la capogruppo di Iv, Raffaella Paita. Sua l'idea della mise. Con lei colleghe del Pd, Avs, del gruppo delle Autonomie e in extremis il M5S con Alessandra Maiorino. Arrivata dopo la photo opportunity, ironizza sul gonnone lungo che ha: «Scusatemi ma almeno io sono più affidabile» richiamandosi a Tajani.

In aula l'arringa continua e ci finisce in mezzo il presidente di Palazzo Madama Ignazio La Russa che avrebbe preferito riservare il dibattito a fine seduta, come da regolamento. Ma quando fa notare l'eccezione concessa, aggiungendo: «Mi pare che in nessuna dichiarazione sia stato detto che è vietato alle donne vestirsi come ritengono», gli animi si accendono. Quindi cede e accorda subito un intervento sull'argomento per ogni gruppo. Le senatrici del centrosinistra denunciano il silenzio della premier e attaccano ancora Tajani.

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