Dopo oltre settant’anni è tornato a casa uno dei pezzi più significativi della memoria storica di Gesico. Alla vigilia della 397ª festa di San Mauro, il paese dell’Alta Trexenta ha riabbracciato un dipinto dell’Ottocento commissionato dal locale Monte Frumentario di Soccorso al celebre artista e stampatore napoletano Francesco Apicella. La tela era scomparsa dalla circolazione a metà degli anni Cinquanta, dopo la demolizione dell’antica struttura seicentesca che ospitava il Monte. Da allora se ne erano perse le tracce. Il quadro, insieme ad altri vecchi arredi, era stato trasferito da un magazzino all’altro, iniziando un lungo viaggio che dalla Sardegna lo avrebbe portato fino a Napoli.
Le tracce ricomposte
Per decenni sembrava che quell’opera fosse andata perduta. Invece, una lunga ricerca condotta dalla Pro Loco di Gesico ha permesso di ricostruirne il percorso e, alla fine, di riportarla in paese. «Non ci siamo mai arresi all’idea che la memoria del nostro paese potesse andare dispersa», racconta Carlo Carta, presidente della Pro Loco di Gesico.
Il valore simbolico
«Nessuna traccia è mai definitivamente persa se si ha la costanza di cercarla. Questo dipinto ha girato l’Italia per sette decenni prima di finire dimenticato in un deposito. Il suo rientro, proprio alla vigilia della festa di San Mauro, è un momento di grande importanza per tutta la comunità». La festa di San Mauro è tradizionalmente la più intima e la più sentita dalla popolazione di Gesico che da quasi quattro secoli, nel mese di settembre, rinnova la propria devozione nei confronti del santo in occasione di diversi appuntamenti civili e religiosi. Ecco perché il rientro a casa di un tesoro perduto assume per la comunità anche un valore simbolico di buon auspicio.
Pazienza e orgoglio
Il recupero della tela è stato il risultato di una ricerca fatta di documenti, testimonianze e contatti. Il primo passaggio è stato ricostruire la storia dell’opera e capire che fine avessero fatto i beni presenti nell’antico Monte Frumentario (si tratta di una delle antiche “banche del grano” che in altre zone vengono chiamate Monte Granatico) dopo la sua demolizione. Un ruolo importante lo hanno avuto anche le persone che hanno messo a disposizione ricordi e informazioni sulla provenienza del dipinto. «Abbiamo confrontato le testimonianze e ricostruito il percorso del quadro. Sapere da dove era partito e conoscere la sua storia ci ha permesso di seguire le tracce fino a Napoli, dove alla fine siamo riusciti a ritrovarlo», spiega Carlo Carta. Un lungo lavoro di studio, ricerca delle testimonianze, esame delle mappe; momenti di sconforto e altri di ottimismo, fino al ritrovamento.
Patrimonio recuperato
Il recupero dell’opera rappresenta così molto più della restituzione di un tesoro d’arte. È il risultato concreto di una ricerca sulla storia di Gesico e sulla dispersione del patrimonio locale, una storia che ora può essere nuovamente raccontata nella sua comunità d’origine. La tela di Apicella troverà infatti la sua collocazione nel Museo Identitario Animas, attualmente in fase di realizzazione.
La capsula del tempo
«Lo stiamo pensando come una vera e propria capsula del tempo della nostra comunità», conclude il presidente della Pro Loco. Mentre il paese si prepara alla Sagra della Lumaca e alla secolare Festa di Sant’Amadu (in programma il mese prossimo), la comunità di Gesico può dunque festeggiare anche il ritorno di una parte della propria storia. E della propria identità.
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