E rimasero in tre. Si restringe il numero di concorrenti alla carica di rettore, assottigliato dalla rinuncia di Giorgio Pintore, ritiratosi dopo aver fatturato soltanto 36 voti nel primo turno delle elezioni, due giorni fa. «I numeri indicano chiaramente - afferma - che la mia proposta non ha trovato riscontro nella comunità dell’Ateneo». L’ordinario di Biologia farmaceutica saluta la corsa (che continua oggi), e i colleghi, inchinandosi al “voto sovrano”, che, riconosce, «va accettato senza cercare scuse o cedere a polemiche». A vedere però il distacco dal trio di testa, ben 217 preferenze dal capofila, Francesco Morandi, sorge il dubbio che più di una promessa sia stata disattesa e, negli ultimi giorni, riannodata al dito degli altri aspiranti. Maturando così il segnale che era arrivato il momento di puntare su un altro “cavallo”, dato dai bookmakers accademici più quotato nel vedere il traguardo. Dove si rischia di arrivare primi di corto muso, alla luce del podio temporaneo costruito lunedì, in cui l’ordinario di Diritto del Turismo incassa 253 voti, Omar Chessa 200 e 185 Sergio Uzzau.
Lo scenario
Posizioni in apparenza distanti ma, secondo gli addetti ai lavori, molto scalabili. «Il risultato ci consegna un quadro aperto», ammette il secondo, ordinario di Diritto Costituzionale. I toni sono soft per tutti e il day after è ponderato quanto alcuni voti ricevuti, tanto che nessuno confessa delusioni o gioie, al massimo ratifica le previsioni fatte. E fa di conto. «Un dato - continua il giurista - che considero particolarmente significativo è la provenienza di questo consenso: 175 preferenze tra gli elettori a voto pieno, 90 preferenze effettive tra il personale tecnico-amministrativo e 33 tra gli studenti». Consensi utili che, così come per gli altri, non consegnano ancora una maggioranza assoluta e una guida accademica, chiamando oggi a una seconda consultazione.
Sono gli ultimi fuochi o, forse, il prosieguo di una gara che, a parere di diversi esperti, potrebbe portare al ballottaggio del 28 settembre. «Sono pronto», annuncia Uzzau, ordinario di Microbiologia e Microbiologia Clinica, che ha ricevuto anche lui un’investitura parziale dal personale tecnico-amministrativo. «Mi dispiace però che la loro affluenza sia stata di 20 punti in meno, segno di un grande malessere». Defezioni dall’urna annunciate peraltro, così come l’attestazione di discontinuità rispetto all’attuale rettore, Gavino Mariotti, per il medico 59enne: «Da più di sei anni e nei fatti». Proprio lui mette nero su bianco quello che altri sussurrano: «Morandi ha margini di crescita ridotti».
I conteggi
All’appello mancherebbero poi, secondo indiscrezioni, diversi voti, sarebbero decine, per l’ex assessore regionale al Turismo nella giunta Pigliaru. Anche qui, come per Pintore, il pallottoliere si sarebbe messo a scorrere in direzioni non messe a bilancio di previsione. Lui, ammesso che sia vero, non ne fa cenno, anzi. «Confortato dal sostegno ricevuto nella prima votazione - programma Morandi - il compito che ora ci attende è rimettere al centro ciò che ci unisce: l’impegno per la nostra Università, la qualità del lavoro che vi si svolge, il benessere di chi la vive ogni giorno». E rimacinare sostegni, saldare intenti mentre il tempo scorre e alcune dinamiche diventano incontenibili. «Inutile credere - si fa mostra di realismo nei corridoi universitari - che i 36 voti di Pintore passino tutti a qualcun altro. Ormai non si controllano più». È il big bang dell’Ateneo ma all’espansione degli atomi si risponde con il self-control.
Ipotizzando scenari futuri, tra presunti accordi da sottoscrivere e competitor da escludere con manovre machiavelliche nel caso di ballottaggio. Ci sono però dimensioni più tangibili da presagire, come le scelte del Dipartimento di Medicina, il più nutrito, adesso diviso e che, in caso di “spareggio”, potrebbe seguire il richiamo primigenio di Ippocrate. E, forse, affidarsi al collega Uzzau, sempre che percorra lui l’ultimo miglio e non sia invece Chessa, i due “ribelli” rispetto al progetto universitario (il dipartimento dell’innovazione) di Olbia. Intanto oggi, dopo il voto, al posto di un rettore ci potrebbe essere la presa d’atto: e rimasero in due.
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