Stati Uniti

Vance prepara già la corsa per il 2028 

Il discorso a Dallas sembra prefigurare la candidatura alle presidenziali 

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NEW YORK. JD Vance lancia la sua sfida al 2028. Dopo aver conquistato Dallas, è volato a Ground Zero per le celebrazioni dell'11 settembre, incontrando gli ex presidenti americani ancora in vita. Accanto a Joe Biden, George W. Bush, Bill Clinton e Barack Obama, è apparso proiettato verso quella Casa Bianca per la quale non è ancora sceso in campo ufficialmente, ma a cui sembra puntare. E il suo discorso guardando al 2028, durante la convention repubblicana per le elezioni di metà mandato, ha incassato di fatto il sostegno del movimento Maga.

Massima prudenza

Sul palco si è posto come l'erede naturale di Donald Trump, conquistando il pubblico. “JD, JD” e “2028” sono stati i cori che hanno interrotto il suo intervento a Dallas. Lui è apparso evidentemente soddisfatto ma ha mantenuto la calma, consapevole che anche un piccolo passo falso agli occhi del presidente potrebbe costargli caro. Nel discorso più importante della sua carriera politica ha illustrato la sua visione per il futuro senza prendere troppo le distanze dal capo, noto per la sua suscettibilità. Un gioco di equilibri delicati, che alla fine gli è valso i complimenti di Trump.

Al pubblico che gli chiedeva di candidarsi alla presidenziali, ha risposto con un sorriso smagliante: «Occupiamoci prima delle midterm, poi vedremo cosa succede», ha detto, per poi lanciarsi in un duro attacco ai democratici. Consapevole che una vittoria dei repubblicani nel voto di midterm metterebbe il vento in poppa a una sua candidatura al 2028, Vance ha dipinto i liberal come il «partito dell'odio», coloro che vogliono «distruggere le vostre famiglie» e simpatizzano con i terroristi dell'11 settembre.

Ha fatto poi riferimento alla nascita del suo quarto figlio e alla voglia di guardare al futuro coi suoi occhi. «Non chiedo a nessuno di essere d'accordo con me su ogni singola politica. Quello che vi chiedo è di riconoscere il contrasto con i radicali e di riconoscere i risultati ottenuti negli ultimi 18 mesi». Un appello rivolto soprattutto a quei millenial orfani del suo amico Charlie Kirk.

Contatti coi militari

Vance non ha mia citato il “dividendo Trump” da 5.000 dollari in caso di vittoria alle midterm né tantomeno la guerra in Iran, sulla quale dietro le quinte appare preoccupato. Il vicepresidente - secondo indiscrezioni del New York Times - ha contattato direttamente i comandanti in prima linea per ottenere informazioni dirette sul conflitto, ricevendo un quadro ben diverso da quello che l'amministrazione rivendica in pubblico.

I contatti sembrano confermare il suo coinvolgimento in prima linea in una guerra che lo ha sempre visto contrario, ma anche la sua fuga in avanti per avere informazioni di solito non disponibili a un numero due. Dopo l'appassionato intervento, Vance ha lasciato il palco a Trump per la chiusura della prima convention per le midterm. Il presidente ha difeso il suo operato e insistito sul suo dividendo. Ha attaccato i democratici e promesso che se dovessero vincere bloccherà «tutte le loro iniziative per due anni». Poi l’ultimo appello: «Vi chiedo il favore più grande: andate a votare», aggiungendo scherzosamente: «Sapete cosa succede se non andate a votare? Andrete all'inferno».

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