Legge elettorale

Sì all’emendamento contro le liste civetta 

Le opposizioni: «Norma da regime». La Russa: «Anomalo il voto a settembre»  

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Il Senato approva l’aumento delle firme necessarie per presentare le liste non presenti in Parlamento e sulla riforma elettorale si apre un nuovo fronte di scontro tra maggioranza e opposizioni. Per bilanciare la cancellazione di qualsiasi soglia di voti necessaria a concorrere all’assegnazione del premio di maggioranza, il centrodestra introduce una stretta contro le cosiddette liste civetta: le sottoscrizioni da raccogliere passano da 1.500 a 6mila per collegio. La proposta iniziale della maggioranza prevedeva addirittura 9mila firme, poi la cifra è stata ridotta.

Il risultato è una raccolta particolarmente onerosa per le nuove formazioni. Alla Camera, per presentarsi in tutti i 49 collegi, ne servirebbero circa 300mila, anche se la legge consente di concorrere in almeno la metà dei collegi. Il centrodestra difende la norma come uno strumento per impedire la nascita di «liste di disturbo». Forza Italia richiama i precedenti di «Forza Lazio» e «Forza Roma», considerati esempi di candidature costruite per sottrarre voti ai partiti maggiori.

«Misura discriminatoria»

Le opposizioni insorgono e definiscono la misura «da regime sudamericano», oltre che discriminatoria. Lo scontro in Aula è acceso, con ripetute richieste di sospensione e di verifica del numero legale. A dirigere i lavori è il presidente del Senato Ignazio La Russa, che durante l’esame ricorda anche come, in caso di elezioni anticipate, la legge preveda il dimezzamento delle firme. Un riferimento che suscita nuove polemiche, tanto che La Russa precisa di essersi limitato a citare la normativa vigente.

Calendario

La Russa osserva che un voto a settembre sarebbe «anomalo» e non esclude che si possa andare alle urne «qualche mese o giorno prima». Un’ipotesi che, nonostante il no della Lega, circola nei ragionamenti di diversi esponenti della maggioranza. Per l’opposizione, l’accelerazione potrebbe essere legata anche ai tempi della Consulta: il dem Dario Franceschini accusa Giorgia Meloni di voler anticipare il voto per evitare una possibile pronuncia della Corte costituzionale su parti della legge elettorale ritenute «manifestamente incostituzionali».

Elly Schlein annuncia battaglia sulle firme, mentre Giuseppe Conte chiede a Sergio Mattarella di fermare la norma, definendola «una vergogna». Il leader M5s si dice inoltre disposto ad aiutare le piccole formazioni nella raccolta delle sottoscrizioni. Tra le ipotesi circola anche quella di un sostegno ad alcuni piccoli partiti attraverso una componente del gruppo Misto.

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