12/09/2025

«Cinzia voleva vivere e invece ha incontrato il suo assassino» 

La famiglia chiede verità e giustizia: «Ragnedda ha cambiato tante versioni» 

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Ore 4.09 del 12 settembre 2025, via Capo d’Orso, Palau. Una giovane donna cammina verso la rotatoria di via delle Ginestre. È sola e sta male, barcolla visibilmente. Si chiama Cinzia Pinna, ha 33 anni ed è lontana dalla sua casa, a Castelsardo. Sta per salire su una Jeep Compass che la porterà in una casa dove per lei sarà solo buio, non il buio di una notte di fine estate in Gallura. È passato un anno dalla morte di Cinzia Pinna, uccisa con tre pistolettate in faccia. Freddata mentre era adagiata inerme su un divano, sostiene la pm Noemi Mancini. L’alba nera di Conca Entosa, un anno esatto a oggi. E la famiglia della vittima vuole sapere, vuole la verità sull’omicidio.

Cinzia, come Speranza Ponti, come Francesca Deidda, come tante, troppe altre donne, viene ammazzata e gettata in aperta campagna. Il suo corpo, oltraggiato dal tempo e dagli animali, sarà ritrovato sotto una pianta di corbezzolo dodici giorni dopo il delitto. Sono passati 365 giorni da quell’alba nera, nella tenuta di Conca Entosa il tempo si è fermato, tutto è rimasto come la notte del 12 settembre di un anno fa. Emanuele Ragnedda, reo confesso dell’omicidio, dal carcere di Bancali fa sapere di avere sparato per difendersi, tra qualche settimana sarà davanti ai giudici della Corte d’Assise di Sassari. La famiglia di Cinzia Pinna non crede a Ragnedda, anzi non crede a una sola parola dell’uomo e vuole la verità. Vuole sapere che cosa è successo all’alba del 12 settembre 2025 a Conca Entosa.

Il ricordo a Castelsardo

Ieri sera il castello dei Doria, a Castelsardo, si è illuminato di rosso per ricordare Cinzia. Anche i genitori, la sorella della giovane donna uccisa un anno fa hanno voluto ricordarla: «Cinzia avrebbe voluto vivere, avrebbe voluto affrontare e risolvere i suoi problemi, avrebbe voluto essere felice. Aveva la possibilità di raggiungere l’obiettivo, perché era intelligente, vivace, curiosa, sensibile ed empatica, era bella e socievole e supportata da una grande e operosa famiglia. Lei amava viaggiare, ha vissuto in Australia, negli Usa, in Inghilterra e altri Paesi nei quali ha lavorato e si è specializzata. Parlava tante lingue e in ogni esperienza acquisiva nuove amicizie che le sarebbero state accanto nella vita anche nelle difficoltà dell’ultimo periodo della sua esistenza. La sua morte è avvenuta nel modo più tragico e doloroso».

«Era fragile e l’ha uccisa»

Renato Pinna, Diana Serra e Carlotta Pinna raccontano la loro sofferenza: «Cinzia era in difficoltà, aveva necessità di aiuto e invece si è imbattuta nel suo assassino. La crudeltà di annientare una persona nel momento di maggior fragilità rende la sua perdita ancor più dolorosa e difficile da accettare». Un anno di indagini non è stato sufficiente per trovare la verità che la famiglia di Cinzia cerca ancora. Dicono i legali di parte civile, Antonella e Nino Cuccureddu: «Si è trattato di un delitto particolarmente efferato, Cinzia Pinna è stata colpita da tre proiettili in pieno volto mentre era seduta su un divano e chi ha sparato era in piedi davanti a lei, queste sono le conclusione del Ris di Cagliari. Il suo corpo è stato trovato privo di indumenti dalla vita in giù, mentre i suoi telefoni e il suo zaino non sono mai stati ritrovati, né l’autore del reato li ha fatti reperire».

Un anno senza verità

La verità sull’alba nera di Conca Entosa manca ancora, per i familiari della vittima. Dicono Antonella e Nino Cuccureddu: «Fanno impressione le numerose e sempre diverse versioni dei fatti, rese dall’imputato che, mentre era già in carcere, è arrivato persino a sostenere che Cinzia fosse stata uccisa dalla sua compagna. La famiglia auspica che il dibattimento che si aprirà a novembre riesca a ricostruire quanto più possibile i fatti accaduti quella notte e le responsabilità».

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