Le crisi

Usa-Vaticano, prove di disgelo «Lavorare insieme per la pace» 

Il segretario di Stato Rubio da Leone XIV dopo gli attacchi di Trump 

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Le relazioni bilaterali tra la Santa Sede e gli Stati Uniti hanno bisogno di «un rinnovato impegno» e comunque, se si vuole continuare a dialogare, bisogna «lavorare instancabilmente in favore della pace». È il messaggio che arriva dal Vaticano dopo l'incontro tra il Papa e il Segretario di Stato Usa Marco Rubio. Nella nota della Santa Sede resta la tradizionale formula dei «cordiali colloqui», passaggio che non viene negato a nessuno se non in rarissimi casi, ma tutto viene sintetizzato in sette righe, molto ponderate, dove sono state pesate anche le virgole.

Confronto

Ieri c'è stato dunque il primo passo per ricucire lo strappo, dopo i ripetuti attacchi a Leone da parte del presidente Donald Trump. Ma resta molta cautela da parte dei sacri palazzi che in controluce si evince anche dalle ore di attesa per un commento, quando invece l'amministrazione americana aveva diffuso reazioni a caldo sottolineando «la solidità delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Santa Sede, nonché il loro impegno comune a favore della pace e della dignità umana».

Timori

In Vaticano c'era qualche apprensione alla vigilia, con il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin che aveva parlato di «strani attacchi». Ieri nessuno ha definito l'incontro una vera e propria svolta, ma si parla apertamente di un principio di disgelo. Leone riapre al dialogo ma, come ha mostrato più volte in quest'anno di pontificato, senza fare sconti. Se infatti l'incontro era stato chiesto dall'amministrazione americana, sembra che a sciogliere il ghiaccio sia stato proprio Papa Leone rimarcando tutte le priorità della Santa Sede.

I dossier sono tanti ma anche il tempo dedicato a Rubio è importante, considerati gli standard delle udienze in Vaticano e la giornata particolarmente piena di appuntamenti per il Papa. In 45 minuti, senza la necessità di interpreti, escono fuori i temi più caldi: il Medio Oriente, con una attenzione particolare per l'Iran e per il Libano, i conflitti sparsi per il mondo, compresi quelli dimenticati in Africa, e la delicata questione di Cuba che richiede «attenzione per le sofferenze di quel popolo», come tengono a sottolineare fonti vaticane.

Il programma

Poi Rubio va in Segreteria di Stato per vedere Parolin e il “ministro degli esteri” vaticano, monsignor Paul Richard Gallagher. Lì si torna a parlare soprattutto di Iran con un focus sui difficili negoziati in corso.

E poi ancora di Cuba per la quale, proprio ieri, gli Usa hanno annunciato nuove sanzioni mostrando di non volere allentare la morsa. È un dossier che sta particolarmente a cuore al Vaticano, che teme l'ingresso a gamba tesa degli States, come accaduto per il Venezuela. Alla fine Rubio è rimasto complessivamente nel palazzo apostolico oltre due ore e mezza. Non poco considerato che non è un Capo di Stato.

Insomma, non si è trattato più solo di divergenze ideologiche, ma di uno scontro frontale sulla dignità umana sullo sfondo delle guerre, delle violenze, della povertà. Non a caso Rubio e il Dipartimento di Stato hanno sottolineato dopo la visita in Vaticano l'impegno condiviso nel promuovere non solo la pace ma anche «la dignità umana».

Diplomazia

La storia degli attacchi di Trump non è menzionata nelle note dell'una e l'altra parte. Sembra ci sia stato solo un accenno da parte di Rubio per ribadire che il tycoon è stato male interpretato. Ma alla fine il tema dell'incontro non era quello, come aveva già detto lo stesso Pontefice. E alla fine c'è anche lo scambio dei doni. E se Rubio porgendo un fermacarte a forma di palla da baseball cerca di giustificarsi («Che cosa regalare ad uno che ha già tutto?»), il Papa gli regala invece una penna in legno d'ulivo e tiene a sottolineare che «è la pianta della pace».

Archiviato il difficile incontro in Vaticano, oggi Rubio farà tappa a Palazzo Chigi per la “visita di cortesia” con la premier Giorgia Meloni. Nel mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani tende la mano al segretario di Stato Usa con cui, assicura, c'è un rapporto «franco, sereno» e alla Farnesina si parlerà anche dei dazi.

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