Regione

Protezione civile, c’è la nuova legge ma va via il capo 

Merella si dimette e avverte: restano «criticità» non risolte 

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Fatta la legge, perso il direttore generale. Non sono passate nemmeno 24 ore dall’approvazione in Consiglio regionale – martedì - della nuova norma di “Disciplina del sistema regionale di Protezione civile” che il giorno successivo – mercoledì – il Dg dell’ente, Mauro Merella, ha rassegnato le dimissioni. Una decisione comunicata con una lunga lettera inviata all’assessora all’Ambiente, Rosanna Laconi, a cui fa capo la Protezione civile, e al collega del Personale Sebastian Cocco, i cui uffici devono prendere atto della poltrona che sta per rimanere vuota. Merella assicura di voler garantire la continuità amministrativa fino all’8 luglio, per evitare che l’intero sistema piombi nel caos alla vigilia della stagione calda. Ma scrive, in sintesi: così non si può andare avanti. La causa principale? Proprio la legge appena varata: non lo ha accontentato.

Le azioni

Merella, che in quel ruolo è stato voluto a giugno 2024 dalla Giunta regionale, fa un lungo elenco di obiettivi che ritiene di aver centrato. Passa poi a stilare la lista di ciò che c’è da fare: la creazione della cittadella della Protezione civile a Monte Urpinu (5 milioni di euro), il rafforzamento del servizio di salvamento a mare (10 milioni), l’attivazione di un servizio aereo con elicottero, l’avvio delle convenzioni con le associazioni, la gestione dei fondi per le conseguenze del passaggio del ciclone Harry, l’allestimento dei centri operativi territoriali (13 milioni). E sono solo alcuni punti che, visti alla luce della imminente mancanza di guida, lasciano intendere la dimensione del rischio in caso di disorganizzazione con l’estate, e gli incendi, dietro l’angolo.

L’emendamento

Il direttore dimissionario però parla anche di «criticità strutturali» legate al personale «più volte rappresentate nelle sedi istituzionali competenti» che «non hanno tuttavia trovato soluzioni concrete, pur trattandosi di condizioni essenziali per il corretto funzionamento e lo sviluppo del sistema». Lui aveva fatto una proposta: attraverso un emendamento alla legge di riordino del settore avrebbe voluto coprire i posti dei dirigenti vacanti con l’attivazione di contratti di tipo privato, a tempo determinato. Tra le righe emerge che avrebbe voluto mettere su una squadra di persone di fiducia perché considerava «fondamentale poter contare su un assetto dirigenziale adeguato a sostenere livelli elevati di responsabilità e complessità operativa, sia in emergenza sia in “tempo di pace”». Ma la soluzione alla quale teneva è stata respinta: all’arrivo nell’aula di via Roma l’emendamento è stato ritenuto inammissibile. Stando a quanto trapela dal Consiglio, i dirigenti dei vari settori devono essere sì chiamati, ma passando da graduatorie che già esistono e non possono essere aggirate. Merella non ha accettato il verdetto e ha deciso di lasciare l’incarico. Finora, scrive, «ho operato con lealtà istituzionale e in piena collaborazione con la Giunta». Ma aggiunge che «in assenza di un quadro strutturale adeguato e di interventi risolutivi sulle criticità evidenziate, non sussistano più le condizioni per poter proseguire efficacemente».

La diplomazia

La lettera di dimissioni è stata inviata poco dopo le 8,30 del 6 maggio. Contattato due volte – l’ultima ieri pomeriggio – Merella non ha risposto alla richiesta di rilascio di dichiarazioni. In serata è arrivata una nota della Regione, con dichiarazioni del direttore generale dimissionario sulla nuova legge: «Ho avuto l’onore di contribuire alla redazione del testo fin dalla prima bozza», si legge, «fino all’approvazione da parte della Giunta regionale, che desidero ringraziare per la disponibilità e l’attenzione al confronto istituzionale». Aggiunge che la norma «ridisegna la cultura operativa della propria Protezione civile, spostando il baricentro dall’emergenza alla prevenzione». Le criticità? Non menzionate.

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