Crans-Montana

Urla e spinte ai Moretti: «Vogliamo giustizia» 

I proprietari del Constellation aggrediti dai familiari delle vittime prima dell’udienza 

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Sion. Martedì una stretta di mano con Leila Micheloud, madre di due ragazze ferite al Constellation, ieri le urla e gli spintoni di altri familiari delle vittime: se mercoledì il percorso di riappacificazione tentato da Jacques e Jessica Moretti sembrava ben avviato, meno di 24 ore dopo è diventato difficile, quasi impraticabile. Dopo che i proprietari del Constellation sono stati aggrediti.

Parapiglia

Poco prima delle 9, al loro arrivo al campus universitario per l'interrogatorio di Jessica, si è scatenato un drammatico e inaspettato parapiglia con urla e accuse, a favore di telecamere. Una giornata nera per i due indagati nell'inchiesta sulla strage di Capodanno, con 41 morti e 115 feriti, in cui Jessica ha dovuto ammettere davanti agli inquirenti alcune falle della sicurezza del discobar, tra cui quella sulle prove di evacuazione: «non sono mai state fatte perché nessuno ci ha mai detto che dovevamo farle», si è giustificata. Prima dell'udienza, la situazione è sfuggita di mano e l'unico poliziotto presente ha potuto fare ben poco per evitare il contatto tra chi stava protestando e i Moretti. «Siete la mafia, avete pagato 200mila franchi ed è finita!», ha urlato Gulcin Kaya mamma di Taylan, morto nel fuoco del discobar. Jacques ha replicato: «No, non c'è mafia, sono un lavoratore». «Dov'è mio figlio? Come dormite? Come mangiate? Come respirate? Mio figlio dov'è?», ha insistito la donna disperata. «Mi dispiace, mi dispiace, ci prenderemo le nostre responsabilità, siamo qui per la giustizia», ha poi tentato di dire l'imprenditore corso.

Imprevisto

Non era previsto che i Moretti incontrassero questo presidio di familiari, organizzato e annunciato da Michel Pidoux, padre di Tristan, 17enne morto a Capodanno al Constellation. «Jacques ci ha detto che prenderà la sua colpa, - ha commentato - ma non prenderà niente: le sue sono solo parole. Questa gente non ha il cuore, solo il cuore dei soldi».

Inizialmente gli avvocati di Jacques e Jessica avevano escluso il faccia a faccia, pensando di proteggere i loro clienti raggiungendo l'aula dai sotterranei dell'università. Poi un improvviso cambio di programma: «Sono stati i Moretti a volerli incontrare», ha raccontato l'avvocato Nicola Meier. «Ma c'è stata un'aggressione, l'avete vista, c'è stato uno straripamento di tipo fisico», ha aggiunto il legale che poi ha anche rimediato uno strattonamento supplementare da un giovane fratello di una vittima, durante una pausa dell'interrogatorio.

Interrogatorio

La paura di quei minuti ha condizionato la maxi-udienza con quasi 50 avvocati presenti e una decina di famigliari. In apertura la procuratrice generale aggiunta del Cantone Vallese Catherine Seppey ha dovuto chiedere di mantenere «la calma e un clima più consono».

Poi le lacrime di Jessica: «Comprendiamo la vostra rabbia, il vostro odio. Ribadisco che saremo presenti per rispondere a qualsiasi domanda, saremo lì per voi». Alcuni legali hanno subito preso le distanze dall'incidente: «Le vittime hanno bisogno di verità e giustizia, ma non di giustizia privata», ha detto l'avvocato Albert Habib. «Non condivido - ha commentato il collega Fabrizio Ventimiglia - questo tentativo di operazione simpatia: non siamo qui per provare un avvicinamento alle vittime, che si può fare altrove, in privato, siamo in un tribunale per accertare la verità e le responsabilità».

Ricostruzione

Proprio sulle responsabilità nella gestione della sicurezza del Constellation si sono concentrate le numerose domande che gli avvocati delle parti civili hanno posto a Jessica, ripercorrendo i primi istanti dopo l'incedio, quando è uscita precipitosamente dal locale: «Non si può andare contro un incendio. E la mia priorità era dare l'allarme, far evacuare le persone e chiamare i pompieri il più rapidamente possibile. Io stessa sono figlia di un pompiere ed è il mio riflesso«, si è giustificata la donna. Sulla prevenzione sono emerse incongruenze: l'imprenditrice ha sostenuto che nella serata di Capodanno ci fossero due buttafuori, ma dalla documentazione raccolta dalla procura ne risulta ingaggiato uno solo, che può non aver garantito un adeguato servizio di controllo all'entrata.

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