Mercoledì mattina, dopo aver accompagnato la figlia a scuola, Antonio Morlè ha portato una cassa di seppie all’anziana madre che abita in via Oslo, traversa di viale Europa che apre verso la baia di Porto Frailis. Le ha chiesto di prepararle per pranzo. Doveva essere un momento conviviale insieme a mamma Luisa e babbo Salvatore, moglie e marito con lo stesso cognome (Morlè), a conferma della marcata identità ponzese della famiglia. Antonio, 53 anni, armatore del peschereccio “Luigino”, non poteva immaginare che non sarebbe più rientrato e quello sarebbe stato il suo ultimo desiderio.
L’angoscia
I suoi cari, così come quelli di Enrico Piras (63), il pensionato che era a bordo del peschereccio per dare una mano come era consueto fare, vivono ore d’angoscia, nell’attesa che il mare restituisca i loro corpi. Chi è in stato di choc è Antonio Lovicario (42), unico sopravvissuto della tragedia avvenuta al largo di Santa Maria Navarrese. È custode di quei tremendi momenti, i cui racconti li ha riservati esclusivamente alla sostituta procuratrice di Lanusei, Giovanna Morra, che ha aperto un’inchiesta. Nel cui rispetto si è trincerato dietro un silenzio assoluto. Ieri pomeriggio, in via del tutto precauzionale, il sommozzatore si è sottoposto ad accertamenti all’ospedale di Lanusei. Le sue condizioni sono tutto sommato buone.
Destini incrociati
In questa triste vicenda s’intrecciano destini drammatici. Maurizio Morlè, fratello maggiore di Antonio, è il comandante del peschereccio “Zeus” che ha soccorso l’imbarcazione naufragata a tre miglia dalla costa. Doveva salvare il fratello e gli amici che stavano lottando nel mare in burrasca. Con lui, a bordo dello “Zeus”, c’era anche Giuseppe Piras, marinaio, fratello maggiore di Enrico Piras. Lui, ex agente di custodia con successiva esperienza da guardia del corpo dell’ex Guardasigilli Roberto Castelli e da skipper di imbarcazioni turistiche, aveva assistito da vicino alla tragica scomparsa di Pino Morlè, zio di secondo grado di Antonio, il comandante disperso. Era il 31 agosto del 1985. Quel giorno Pino Morlè, del quale Enrico era grande amico, si trovava nelle acque antistanti gli Scogli Rossi, monumento naturale di Arbatax. Era un giovane di 23 anni con un’innata passione per il mare, da generazioni habitat ideale dei Morlè, e per il calcio: all’epoca era un promettente portiere della Castor. Quel sabato si era dedicato alla pesca subacquea, ma l’immersione gli era stata fatale. Il mare lo aveva restituito senza vita, sotto gli occhi dell’amico Enrico e di una comunità attonita.
La ricostruzione
Su “Luigino”, l’equipaggio ha sempre praticato la pesca a strascico. Mercoledì, intorno a mezzogiorno, il vecchio peschereccio ha subito un’improvvisa avaria al motore ed è probabile che il divergente si sia pure incagliato. Antonio Morlè ha avvertito (via radio) il fratello Maurizio, che era nei paraggi al comando di “Zeus”, dell’improvvisa criticità meccanica. «Era un inferno», hanno confidato a familiari e amici più stretti le persone che hanno preso parte alla disperata operazione, che si è conclusa con il salvataggio di Antonio Lovicario (42), abile sommozzatore prestato alla pesca. Nel mare in burrasca, “Luigino”, ingovernabile per l’avaria al motore, è stato ribaltato da due onde altissime. Il suo comandante si è inabissato insieme alla barca su un fondale di duecento metri, il marinaio Piras è andato alla deriva, trascinato dalla corrente che ha reso vani i tentativi di recuperarlo.
Senza vesti
Antonio Lovicario, le cui doti da apneista sono ampiamente riconosciute, quando ha capito che la situazione si stava facendo drammatica si è spogliato delle sue vesti per facilitare il movimento in mare. Vestiti e scarpe, una volta bagnati, avrebbero assorbito acqua aumentando notevolmente il loro peso e avrebbero agito come una zavorra rendendo tutto più faticoso. Lo stesso ha provato a fare Enrico Piras, che però non è riuscito nella disperata impresa per restare aggrappato alla vita, in attesa dei soccorsi. L’equipaggio di “Zeus” ha notato il suo corpo (ormai senza vita) che galleggiava, ma nessuno è riuscito ad afferrarlo per caricarlo a bordo.
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